La difesa di Cipro e gli aiuti al Golfo, il Parlamento fa da bussola alla premier Meloni tra minacce e alleanze
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Redazione Esteri
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La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, lo ha ripetuto con nettezza nel corso dell’intervista rilasciata a Rtl 102.5 lo scorso 5 marzo: l’Italia non è in guerra e non ha alcuna intenzione di esserlo, ma di fronte a quella che il governo stesso definisce come la crisi più complessa degli ultimi decenni, il Paese intende fare la propria parte, e lo farà inviando aiuti militari ai Paesi del Golfo, esattamente come stanno facendo il Regno Unito, la Francia e la Germania. Si tratta, ha precisato la premier, di strumenti di natura squisitamente difensiva, una precisazione che prova a circoscrivere il perimetro di un intervento che, altrimenti, potrebbe prestare il fianco a interpretazioni ben più ampie e potenzialmente divisive. La partita, del resto, si gioca su più tavoli, e il ruolo dell'Italia, in queste ore, viene scandagliato e definito tra le aule parlamentari, dove il ministro della Difesa Guido Crosetto e il titolare della Farnesina Antonio Tajani hanno fornito un quadro dettagliato delle iniziative in corso, e i corridoi della diplomazia europea, alle prese con l’escalation in Medio Oriente e la necessità di proteggere Cipro, membro dell’Unione finito nel mirino di Teheran.
Uno scudo difensivo per l’isola e sistemi anti-drone per gli alleati
Nel concreto, l’architettura della risposta italiana si articola su due direttrici principali. La prima riguarda la protezione di Cipro, dove diverse unità navali europee – dalla portaerei francese Charles de Gaulle a quella statunitense Gerald Ford – si sono già posizionate per creare una sorta di baluardo difensivo. L’Italia, in coordinamento con Spagna, Francia e Paesi Bassi, si appresta a inviare una propria nave, e l’ipotesi più accreditata, in queste ore, è che si possa trattare della fregata Schergat, un’unità che potrebbe rivelarsi particolarmente preziosa per la sua capacità di operare in funzione anti-drone, grazie a sistemi radar in grado di intercettare minacce a lunga distanza e missili Aster 30. La seconda direttrice, invece, guarda ai Paesi della penisola arabica: Qatar, Emirati e Kuwait, che hanno subito la stragrande maggioranza degli attacchi iraniani – l'85 per cento, stando ai dati forniti da Crosetto alla Camera – hanno chiesto supporto, e Roma si dice pronta a rispondere fornendo sistemi di difesa aerea, probabilmente il potente Samp-T, e strumenti pensati per neutralizzare la minaccia dei droni, che in questo conflitto si sta rivelando centrale e particolarmente insidiosa.
Le basi americane e la sovranità nazionale, il nodo politico da sciogliere con gli alleati
Parallelamente alla discussione sugli aiuti, si è aperto un fronte altrettanto delicato, che investe il tema della sovranità nazionale e del ruolo del Parlamento nelle scelte di politica estera e difensiva. Il riferimento, naturalmente, è alle basi militari statunitensi presenti sul territorio italiano, da Sigonella ad Aviano, la cui concessione è disciplinata da accordi bilaterali risalenti agli anni Cinquanta, periodicamente aggiornati. La premier Meloni è stata chiara nel ribadire che, ad oggi, da Washington non è giunta alcuna richiesta per un utilizzo di queste infrastrutture in funzione offensiva, e che le attività in corso – legate alla logistica e alla sorveglianza – rientrano pienamente nei trattati esistenti. Ma qualora la richiesta dovesse arrivare, il governo ha assicurato che la decisione non potrà essere assunta in solitudine, ma dovrà necessariamente passare dal vaglio del Parlamento, un passaggio che il ministro Crosetto ha definito imprescindibile e che, in un clima di massima allerta come quello attuale, assume il valore di una garanzia politica sostanziale.
La macchina dei rientri e l’impatto economico di una crisi che tocca da vicino l’Italia
Mentre i ministri riferivano in Aula, la macchina della Farnesina continuava a lavorare per gestire l’emergenza umanitaria e logistica che coinvolge migliaia di italiani rimasti bloccati nell’area del Golfo a causa della chiusura dello spazio aereo e della sospensione dei voli di linea. Tajani ha riferito che sono oltre centomila i connazionali coinvolti, direttamente o indirettamente, dalla crisi, e che circa diecimila hanno già ricevuto assistenza per lasciare le zone più calde, con voli charter organizzati in collaborazione con il ministero della Difesa e le compagnie aeree. Una task force ha gestito migliaia di chiamate, e altri voli sono in programma nei prossimi giorni per riportare a casa turisti e residenti, molti dei quali – circa novemila – restano ancora nell’area in attesa di un corridoio sicuro. A preoccupare, inoltre, è l’ipoteca che il conflitto rischia di gettare sull’economia: il blocco del Canale di Suez e le tensioni nello Stretto di Ormuz, ha spiegato Tajani, hanno già fatto schizzare i prezzi del gas e del petrolio, e un’eventuale impennata del costo del grano potrebbe innescare crisi alimentari in Paesi già fragili. L’Italia, ha assicurato il ministro, intende proteggere il proprio tessuto produttivo e il potere d'acquisto delle famiglie, anche monitorando i fenomeni speculativi sui prezzi dell'energia, come annunciato dalla stessa Meloni a proposito dei meccanismi attivati con Arera.
Description: Italia invia aiuti militari difensivi ai Paesi del Golfo e una nave a Cipro. Meloni e Crosetto delineano il ruolo italiano nella crisi iraniana tra scudo aereo e basi Usa.




