Omicidio di Kennedy: pubblicati gli ultimi documenti, ma nessuna rivelazione shock
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Redazione Esteri
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A distanza di quasi 60 anni dall’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, avvenuto a Dallas il 22 novembre 1963, gli Archivi Nazionali degli Stati Uniti hanno reso pubblico l’ultimo lotto di documenti relativi a uno dei crimini più discussi della storia americana. La pubblicazione, autorizzata da un ordine esecutivo dell’allora presidente Donald Trump, comprende oltre 1.123 file, per un totale di circa 31.000 pagine, molte delle quali precedentemente oscurate. Tuttavia, nonostante l’attesa e le aspettative di chi sperava in rivelazioni clamorose, i documenti non sembrano contenere elementi in grado di sovvertire la versione ufficiale, che attribuisce l’omicidio al solo Lee Harvey Oswald.
Tra i materiali desecretati, che includono profili del killer e di sua moglie Marina, nonché dettagli sui piani della Cia per eliminare Fidel Castro a Cuba, non emergono prove che suggeriscano l’esistenza di un complotto. Alcuni dei file, come hanno sottolineato gli esperti, sono quasi illeggibili a causa delle numerose censure e delle parti oscurate, rendendo difficile trarre conclusioni definitive. «Avete molto da leggere», aveva ironizzato Trump annunciando la pubblicazione, ma ciò che è emerso finora non sembra destinato a riscrivere la storia.
Tra le informazioni più rilevanti, spiccano i dettagli sulle operazioni segrete della Cia, che negli anni ’60 aveva elaborato piani per assassinare il leader cubano Fidel Castro. Tuttavia, questi documenti, già in parte noti, non appaiono direttamente collegati all’omicidio di Kennedy, se non in modo marginale. Anche i profili di Oswald e della moglie, sebbene approfonditi, non aggiungono elementi significativi alla ricostruzione degli eventi. La figura di Oswald, già descritta come quella di un uomo instabile e con legami ambigui, rimane al centro della narrazione ufficiale, senza che emergano nuovi indizi su eventuali mandanti o complici.




