Sospettata frode Ue, fermata l'ex Alto rappresentante Mogherini

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le manette, scattate dalla polizia belga nella mattinata di martedì su mandato della Procura europea antifrode, hanno portato al fermo di tre persone, tra le quali spiccano i nomi di Federica Mogherini e dell'ambasciatore Stefano Sannino. L'inchiesta, che si concentra su presunte irregolarità nell'assegnazione di un programma di formazione finanziato dall'Unione, ha raggiunto dunque vertici insolitamente alti dell'establishment europeo, aprendo un capitolo delicato che coinvolge direttamente il prestigioso Collegio d'Europa di Bruges, di cui la Mogherini è rettrice, e il Servizio europeo per l'azione esterna, che Sannino ha diretto come segretario generale. Le accuse, come riferito dagli organi di stampa belgi che hanno per primi dato la notizia, riguardano il sospetto di frode in appalti pubblici e corruzione, connessi proprio a quel programma di formazione per giovani diplomatici che il Seae avrebbe assegnato al Collegio.

Il centro delle indagini: un appalto per la formazione diplomatica

Il nodo dell'inchiesta, che la Procura europea conduce con riserbo pur confermando gli arresti, si stringe attorno alle modalità con cui fu aggiudicato un contratto per un corso della durata di nove mesi, destinato a futuri diplomatici dell'Unione e finanziato con fondi comunitari. Gli investigatori starebbero esaminando, in particolare, elementi che farebbero pensare a favoritismi e a una possibile concorrenza sleale, laddove l'istituto diretto dalla principale indagata risultò essere il beneficiario dell'appalto bandito dall'ente guidato, all'epoca dei fatti, dall'altro indagato. Si tratta di dinamiche, queste, che se provate configurerebbero un danno erariale ai danni del bilancio Ue, il cui controllo è di stretta competenza dell'Eppo, l'ufficio del Procuratore europeo che ha richiesto le misure coercitive.

Le reazioni internazionali allo scandalo

La notizia degli arresti, che ha inevitabilmente varcato i confini del Belgio, ha immediatamente generato reazioni da parte di alcuni governi spesso critici verso Bruxelles. Da Mosca, la portavoce del ministero degli Esteri ha dichiarato che l'Unione europea "chiude un occhio sulla propria corruzione, ma continua a fare la predica agli altri", in un commento che, seppur di parte, fotografa l'imbarazzo creatosi nelle istituzioni comunitarie. Analoga la presa di posizione giunta da Budapest, la quale ha liquidato l'accaduto come "altro giorno, altro scandalo", in un coro di voci che sfrutta l'episodio per mettere in discussione la credibilità morale dell'intero progetto europeo.

Le posizioni dei coinvolti e il procedimento giudiziario

Mentre gli avvocati della Mogherini, la quale ha sempre ricoperto incarichi di massima responsabilità incluso quello di Alto rappresentante per la politica estera tra il 2014 e il 2019, non si sono ancora espressi pubblicamente, la procedura giudiziaria segue il suo corso. Gli arrestati, tra i quali figura anche un manager del Collegio d'Europa, sono attesi dinanzi al giudice per l'udienza di convalida delle misure, che stabilirà le condizioni della loro detenzione durante le indagini. Il caso, per la sua natura e per il profilo degli indagati, rappresenta una delle sfide più significative per la giovane Procura europea, chiamata a dimostrare la sua efficacia in un'affare di alto profilo che tocca il cuore delle istituzioni.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.