Il tesoro fantasma del Napoli: 65 milioni congelati tra Lang e Lucca

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Non è il momento dei rimpianti, per il club di De Laurentiis, bensì quello delle scelte obbligate: mentre la squadra si appresta a vivere le ultime emozioni di una stagione che l’ha riportata nell’elite europea, gli uffici della dirigenza lavorano a ritmi serrati su un dossier opposto al campo. Si tratta, per lo più, di un tesoro che non rende. Un capitale di circa 65 milioni di euro che, al momento, rappresenta più un’ancora che un carburante per il futuro. Questa, stando alle ricostruzioni del Corriere dello Sport, è la fotografia dell’investimento andato a vuoto per i due gioielli rivelatisi di fango, ovvero Lorenzo Lucca e Noa Lang. Due operazioni finanziarie pesanti – 35 milioni per l’attaccante e 30 per l’esterno – che la scorsa estate avrebbero dovuto consolidare il reparto offensivo ma che si sono invece trasformate in un problema da smaltire.

Il primo, Lucca, rientrerà da Nottingham dopo una stagione che solo la diplomazia del linguaggio calcistico può definire complicata. Nel dettaglio, l’impressione è quella di un naufragio: un solo gol segnato, condito da sette presenze sparse e un infortunio che ne ha interrotto l’adattamento alla Premier League. Di conseguenza, il piano che la dirigenza si trova a dover esaminare prevede una nuova cessione immediata, forse un altro prestito, anche se l’obiettivo implicito è evitare di svenderlo, cercando di non trasformare quell’esborso milionario in una minusvalenza devastante per il bilancio.

Discorso diverso, almeno nelle sfumature, per Noa Lang. L’esterno olandese, reduce dall’esperienza al Galatasaray, ha almeno evitato il disastro totale: due reti in Champions League ne hanno tenuto alto il profilo internazionale, sebbene il campionato turco lo abbia visto a secco di gol in undici presenze. Per lui, però, la speranza è meno flebile. Le sue qualità tecniche, mai messe in discussione, potrebbero persino garantirgli una permanenza all’ombra del Vesuvio; una sorta di ripartenza che, nelle intenzioni, lo vedrebbe competere per una maglia da titolare magari al fianco del nuovo acquisto Alisson Santos.

La mazzata dei conti: 172 milioni di ritorni per le big

Ma il caso del Napoli, sebbene emblematico, non è che la punta dell’iceberg di un malcostume finanziario che attraversa l’intera Serie A. Secondo le stime elaborate da Calcio e Finanza, il peso economico dei calciatori destinati a rientrare dai prestiti – considerando ammortamenti e stipendi lordi – supera complessivamente i 172 milioni di euro. Un fardello che grava sulle spalle dei club "ricchi" del campionato, dove ogni diritto di riscatto non esercitato si trasforma in un costo certo. In particolare, per i partenopei la cifra balla intorno ai 60 milioni, considerando anche altri nomi come Cyril Ngonge, seguiti a ruota dalla Juventus ferma a 49 milioni.

Il meccanismo è sempre lo stesso: molti di questi atleti erano stati mandati altrove con la formula del "prova e riscatta", una soluzione creativa che, in sostanza, ha solo rinviato il problema all’anno successivo. Ora, con l’estate alle porte, le società non possono più nascondersi. Non si parla solo di Lucca o Lang, ma di un’intera carovana di ritorni che include, a seconda dei casi, profili altisonanti che non hanno convinto le squadre acquirenti. Si tratta di giocatori che, qualora rimanessero in rosa, peserebbero come macigni sui bilanci 2026/27, limitando di fatto la capacità di spesa per i nuovi acquisti.

I nodi al pettine per la gestione Manna

La situazione impone un’inversione di marcia netta rispetto alla politica espansiva dello scorso anno. Per il Napoli, i rientri non rappresentano solo un problema tecnico, ma una vera e propria grana gestionale per il direttore sportivo. L’obiettivo dichiarato, infatti, è abbattere il monte ingaggi in modo sostanziale, liberando risorse preziose per ringiovanire la rosa con investimenti più mirati. La prospettiva di dover reintegrare giocatori che non rientrano nei piani dell’allenatore attuale, o che hanno dimostrato sul campo di non reggere certe pressioni, rischia di paralizzare il mercato in entrata.

In questo senso, l’estate rappresenta il banco di prova definitivo per la dirigenza: dovrà trovare collocazione a calciatori il cui valore di mercato è crollato rispetto ai picchi di acquisto. L’alternativa, mantenendoli in rosa, sarebbe un costo insostenibile che entrerebbe in conflitto con la politica di autofinanziamento che da sempre contraddistingue la gestione del presidente. Tra la volontà di non svendere – per non registrare perdite secche – e la necessità di fare cassa e spazio, il margine di manovra è sottilissimo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.