Imu, il 16 dicembre scade il saldo per il 2025 mentre le disparità territoriali dividono l'Italia
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Redazione Interno
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La scadenza per versare il saldo dell'Imu relativo all'anno in corso è fissata, come di consueto, al prossimo 16 dicembre. L’obbligo di pagamento, come sottolineato da Confedilizia, grava non solo sui proprietari degli immobili, ma si estende anche ad altri soggetti titolari di diritti reali, quali l’usufrutto o la superficie. La tassa, il cui campo di applicazione comprende fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli, continua a prevedere l’esenzione per l’abitazione principale e le sue pertinenze, a meno che queste ultime non rientrino in specifiche categorie catastali di lusso, un dettaglio tecnico che spesso genera incomprensioni e contenzioso.
Uno studio della Uil fotografa un panorama nazionale frammentato e iniquo
Se la scadenza è univoca, l’importo da corrispondere al fisco dipende invece, in maniera determinante, dal luogo in cui l’immobile è situato, delineando un quadro di palese disuguaglianza. Un’analisi curata dal servizio Stato Sociale della Uil ha evidenziato come l’Imu si configuri ormai come una “lotteria fiscale”, il cui costo per il contribuente varia in modo drammatico da un capoluogo all’altro. Roma e Milano si confermano le città dove il prelievo è più oneroso, mentre centri come Palermo o Pesaro presentano aliquote e quindi esborsi notevolmente più contenuti, una divergenza che solleva interrogativi sull’equità del sistema.
Il confronto tra le città: il Nord gravato più del Sud
Le cifre, del resto, parlano in modo eloquente. Un proprietario di una seconda casa a Roma è tenuto a versare, in media, quasi tremilacinquecento euro, ponendo la capitale saldamente in vetta a questa poco invidiabile classifica. Subito dopo, con una somma di circa duemilanovecentocinquanta euro, si colloca Milano, che sperimenta un significativo aggravio rispetto agli anni precedenti. Seguono, distanziate, Venezia, Torino e Firenze, tutte sopra la soglia dei millenovecento euro. La forbice si spalanca, invece, se il confronto si sposta verso il Mezzogiorno: a Enna, ad esempio, l’imposta per un immobile analogo risulta essere la più leggera del territorio nazionale, creando una differenza abissale di quasi duemilacinquecento euro rispetto al capoluogo lombardo.
Le proposte per un sistema più coerente e la lotta all’evasione
Di fronte a questa evidente sperequazione, che penalizza in particolare chi risiede nelle grandi aree metropolitane del Centro-Nord, si moltiplicano le riflessioni per un riequilibrio. Secondo quanto emerso dallo studio, una strada maestra percorribile sarebbe l’istituzione di una banca dati nazionale unificata, in grado di incrociare le informazioni catastali con i dati anagrafici, le utenze e i contratti di locazione. Uno strumento del genere, sebbene complesso da realizzare, rappresenterebbe un’arma efficace per contrastare gli abusi, come la dichiarazione di false pertinenze o l’occultamento di immobili fittiziamente inutilizzati, fenomeni che erodono la base imponibile. Recuperare questa base, osserva l’analisi, significherebbe alleggerire il carico per coloro che oggi pagano regolarmente, chiudendo i varchi all’evasione. La razionalizzazione del prelievo, inoltre, non potrebbe prescindere da una visione d’insieme che coordini le politiche sull’Imu con gli interventi sul canone concordato, sulla rigenerazione urbana e sull’edilizia sociale, per creare un circolo virtuoso tra fiscalità, mercato e diritto alla casa.




