Pd e M5S si giocano la partita in Campania mentre il centrodestra osserva i suoi equilibri
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Redazione Interno
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Le urne, che resteranno aperte fino alle ore 23 di oggi per poi riaprire domani mattina, chiamano a decidere oltre tredici milioni di elettori, i quali sono tenuti a esprimere una preferenza per il candidato presidente e una, o due purché di genere differente, per il candidato consigliere. Questo voto, che interessa una regione del nord e due del sud, rappresenta l’ultimo test significativo prima del referendum sulla giustizia del marzo 2026, un appuntamento dopo il quale prenderà avvio la lunga fase di avvicinamento alle politiche del 2027. È per questa ragione, del tutto evidente, che l’esito delle regionali viene atteso con particolare attenzione dalle forze di governo e di opposizione: le prime per misurare gli assetti di potere interni alla maggioranza; le seconde per verificare la concretezza di un’alternativa e l’efficacia della formula del cosiddetto campo largo.
Il quadro generale e le poste in gioco
In Veneto, dopo quindici anni, si chiude l’era del presidente uscente Luca Zaia, il quale, non potendo ricandidarsi per un terzo mandato a causa del parere negativo della Corte costituzionale, corre comunque come capolista della Lega in tutte e sette le province. I candidati alla successione, quest’anno, sono cinque, un numero ben più contenuto rispetto ai undici del 2011; le liste in corsa sono sedici, contro le diciannove della precedente consultazione, per un totale di 845 candidature, alcune delle quali multiple come nel caso, oltre a Zaia, di Flavio Tosi, capolista per Forza Italia in ogni collegio.
I casi specifici di Veneto e Campania
Sia in Veneto che in Campania, i presidenti uscenti hanno tentato, senza successo, di ottenere la modifica delle norme che avrebbe consentito un terzo mandato. Il leghista Zaia, in particolare, non è riuscito a persuadere il proprio partito e gli alleati di governo sull’opportunità di presentare una lista a suo nome. In Campania, invece, dove la lista fa esplicitamente riferimento alla sua esperienza amministrativa, l’assenza di Vincenzo De Luca dalla corsa per la presidenza, se la lista otterrà un buon risultato, potrebbe spingere l’ex governatore verso un ruolo politico di nuovo conio, sebbene non definito. Con la vittoria del candidato del Movimento 5 Stelle, Roberto Fico, Giuseppe Conte si troverebbe a governare due regioni, un dato che eguaglierebbe il peso territoriale di Fratelli d’Italia, il quale amministra tre regioni considerate di primaria importanza.
La partita nel centrosinistra e le prospettive
La competizione in Campania, dunque, si configura come lo scontro decisivo per il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, i quali vi investono risorse e capitale politico in misura considerevole. La posta in gioco, che va ben oltre il governo regionale, tocca infatti la credibilità stessa dei due partiti e la loro capacità di rappresentare una proposta alternativa, coesa ed efficace, di fronte all’elettorato. Gli sviluppi di queste ore, che si concluderanno con lo spoglio di domani, offriranno elementi di valutazione concreti, sebbene non definitivi, su un panorama politico in movimento.




