BCE, Makhlouf avverte: inflazione sopra il 3% e tassi ancora in bilico
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Redazione Economia
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La BCE non deve esitare ad aumentare ancora i tassi di interesse se l’inflazione dovesse «iniziare a muoversi nella direzione sbagliata». È il messaggio lanciato da Gabriel Makhlouf, governatore della Banca Centrale d’Irlanda e membro del Consiglio direttivo, che al Financial Times ha ammesso di essere «preoccupato» per un’inflazione dell’Eurozona ancora superiore al 3%. Sullo sfondo c’è anche una crescita economica risultata «leggermente più forte» rispetto a quanto previsto dagli analisti prima dell’estate, un elemento che accompagna il dibattito sulle prossime mosse della Banca Centrale Europea e sul possibile ulteriore aumento del costo del denaro.
Inflazione al 3,3% e nuova stretta BCE: cosa pesa sulla decisione
La pressione sui prezzi è tornata al centro dell’attenzione dopo l’aumento registrato ad agosto: i prezzi al consumo sono cresciuti di mezzo punto rispetto al mese precedente e si collocano attorno al 3,3% su base annua. L’incremento era considerato ampiamente prevedibile alla luce dell’impennata dei prezzi dell’energia, ma il livello raggiunto dall’inflazione alimenta nuovamente l’ipotesi di un intervento sui tassi BCE. Makhlouf ha indicato con chiarezza il punto di attenzione per l’istituto centrale: se la dinamica dei prezzi dovesse tornare a peggiorare, la Banca Centrale Europea non dovrebbe escludere un’ulteriore stretta monetaria.
Il prossimo passaggio indicato è la riunione del 10 settembre, prevista fuori sede a Berlino. In quell’occasione la BCE potrebbe decidere un nuovo rialzo dei tassi di interesse, che sarebbe il secondo dell’anno dopo quello di giugno. Tra le possibilità riportate c’è un aumento di un quarto di punto, che potrebbe essere annunciato dalla presidente Christine Lagarde. Sul tavolo pesano non soltanto l’inflazione tornata a salire, ma anche un petrolio ancora condizionato dalla guerra in Medio Oriente e il tema del debito pubblico globale, con particolare attenzione agli Stati Uniti e alle conseguenze che questa situazione sta producendo sui mercati.
Euro dollaro sotto 1,1600 mentre i mercati valutano BCE e Federal Reserve
Le aspettative sui tassi si riflettono anche sull’euro dollaro, rimasto sotto pressione nella sessione di martedì e sceso sotto quota 1,1600 dopo avere incontrato resistenza nell’area di 1,1625. Il cambio, indicato anche come fiber, ha così annullato parte del recupero ottenuto nella seduta precedente. Gli investitori stanno valutando contemporaneamente i nuovi dati sull’inflazione dell’Eurozona, la debolezza dell’economia tedesca e le prospettive di politica monetaria della BCE e della Federal Reserve, mentre il dato sui prezzi al 3,3% non è bastato a sostenere l’euro.
Le dichiarazioni di Makhlouf si inseriscono quindi in una fase in cui il mercato guarda con particolare attenzione alla direzione dell’inflazione e alla risposta della BCE. Il governatore della Banca Centrale d’Irlanda ha sottolineato che una nuova decisione sui tassi non dovrebbe arrivare come una sorpresa qualora i prezzi iniziassero nuovamente a muoversi nella direzione considerata problematica. La combinazione tra inflazione oltre il 3%, crescita leggermente più forte delle attese, rincari energetici e tensioni legate a petrolio e debito mantiene aperta la possibilità di un altro intervento sul costo del denaro nella riunione del 10 settembre.
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