Brescia scende in piazza per l'Iran mentre Trump valuta la crisi
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Redazione Esteri
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La città di Brescia si prepara a una nuova mobilitazione di sostegno al popolo iraniano, unendosi idealmente a quanti, nelle piazze di Teheran e di altre città, continuano a contestare il governo teocratico nonostante la violenta repressione che, secondo quanto riportato, ha già causato un altissimo prezzo in termini di vite umane e di arresti, con una particolare incidenza tra le giovani generazioni. L'iniziativa, che vedrà la partecipazione congiunta delle forze politiche, delle istituzioni locali e del vasto mondo associativo già attivo in precedenti occasioni, nasce da un incontro in Loggia tra esponenti di centrosinistra e centrodestra, sollecitato da alcuni gruppi consiliari, a dimostrazione di una rara convergenza trasversale su un tema di diritti umani e di politica internazionale.
La pressione finanziaria di Washington e le rassicurazioni di Teheran
Mentre la solidarietà si organizza in Italia, sul piano globale la situazione iraniana rimane al centro di una complessa partita diplomatica e strategica. Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha dichiarato, in un'intervista televisiva, che la politica di "massima pressione" perseguita dall'amministrazione Trump, con un focus particolare sulle esportazioni petrolifere, ha prodotto quello che è stato definito un "totale collasso finanziario del regime". Bessent ha elencato, a sostegno della sua tesi, una serie di indicatori critici quali il fallimento di alcune banche, l'impennata dell'inflazione e una marcata carenza di denaro contante nel sistema economico nazionale.
Le dichiarazioni di Trump e la cauta apertura
Parallelamente a questa stretta economica, che mira a strozzare le fonti di finanziamento di Teheran, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha commentato pubblicamente le dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano, il quale ha smentito l'intenzione del regime di procedere con esecuzioni capitali ai danni dei manifestanti arrestati. "Il manifestante iraniano non sarà più condannato a morte dopo gli avvertimenti del presidente Trump. Lo stesso vale per altri", ha scritto Trump sul suo profilo social, aggiungendo che si tratta di una "buona notizia". Tuttavia, dalla Casa Bianca è giunto anche un tono di cauta vigilanza: parlando dallo Studio Ovale, Trump ha affermato di essere stato informato dell'interruzione del massacro e dell'assenza di piani per esecuzioni, concludendo con un "spero sia vero" e annunciando che gli Stati Uniti "osserveranno la situazione e verificheranno".
La posizione italiana e lo scenario internazionale
In questo quadro di estrema tensione, caratterizzato da moniti statunitensi contro la repressione e da una readiness militare di cui ha dato notizia l'agenzia Reuters, si inserisce la posizione del governo italiano, espressa attraverso il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il quale ha sottolineato l'importanza di non interrompere i canali di dialogo con Teheran. Una linea che sembra propendere per la ricerca di una soluzione diplomatica, in contrasto con le dichiarazioni di forza provenienti da Washington e mentre, nelle strade iraniane, la protesta non accenna a placarsi nonostante i costi umani già pagati.




