Inter, tra gol lampo e stanchezza, il messaggio di Kolarov: “Siamo a 6, sta a noi”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Il campionato dell’Inter vive una fase di apparente corto circuito. Quello maturato ieri sera al Franchi contro la Fiorentina – l’ennesimo 1-1 dopo quello casalingo con l’Atalanta – rappresenta il terzo risultato utile consecutivo che non coincide con una vittoria in campionato, quattro se si decide di allargare il conteggio al turno di Coppa Italia contro il Como. Un dato, questo, che fotografa con precisione la flessione fisica e nervosa di una squadra abituata, per mesi, a dominare l’agonia del campionato con il piglio del rullo compressore. Il vantaggio, però, resiste ancora: sei lunghezze sul Milan e sette sul Napoli, con otto giornate ancora da giocare e la consapevolezza, nel gruppo, che il margine, per quanto ridottosi rispetto ai picchi precedenti, resta un’ancora di salvezza non indifferente in un momento in cui la lucidità sembra vacillare.
Aleksandar Kolarov, chiamato a sostituire in panchina lo squalificato Cristian Chivu, ha scelto la via della schiettezza che da sempre lo contraddistingue per commentare l’ennesima frenata dei nerazzurri. Ai microfoni di DAZN, il tecnico in seconda non ha nascosto le difficoltà, ammettendo che “la squadra non sta attraversando il suo miglior momento”, e che a mancare siano stati “un po’ di cattiveria e lucidità”. C’è, nelle sue parole, la consapevolezza che la stanchezza accumulata in una stagione lunga e densa di impegni stia pesando sulle gambe dei giocatori, impedendo quella capacità di strafare che fino a febbraio aveva reso l’Inter una macchina quasi perfetta. Ma Kolarov ha voluto anche mettere una barriera contro quello che ritiene un allarmismo eccessivo, ricordando come “con l’Inter sembra tutto dovuto”, mentre in realtà “pareggiare a Firenze ci sta”, di fronte a una squadra che non è certo l’ultima arrivata e che, anzi, ha dimostrato compattezza.
La partita, dal punto di vista tecnico-tattico, ha raccontato di una squadra nerazzurra partita con il turbo. Il gol di Francesco Pio Esposito – il classe 2005 che sta sopperendo con personalità alle assenze pesanti in attacco – arrivato dopo appena 39 secondi, sembrava la fotocopia di tante altre domeniche in cui l’Inter chiudeva i conti in avvio. Invece, dopo un primo quarto d’ora di controllo, la squadra si è spenta, concedendo campo a una Fiorentina che ha costruito il pareggio con pazienza e ha trovato la rete al 77’ con Cher Ndour, bravo a sfruttare una respinta di Yann Sommer. L’episodio dell’errore di Nicolò Barella in uscita, che ha generato la ripartenza viola, è forse il simbolo più evidente di questa Inter appannata: il capitano, autore peraltro di un assist perfetto per il vantaggio, ha finito per pagare dazio a quella che Kolarov ha definito una carenza di lucidità nei frangenti decisivi.
Kolarov, nel suo intervento post-gara, ha voluto rifiutare la narrazione della crisi totale. Pur riconoscendo che la squadra non sta vivendo il suo miglior periodo, il vice-allenatore ha sottolineato come il vantaggio di sei punti sul Milan, considerando le difficoltà oggettive incontrate nelle ultime uscite, rappresenti un tesoro da preservare. “Tutto è nelle nostre mani”, ha ribadito con forza, un concetto ripetuto più volte per cercare di trasmettere serenità a un ambiente che, comprensibilmente, vede ridursi un margine apparso incolmabile solo qualche settimana fa. Il riferimento va alla necessità di guardare al bicchiere mezzo pieno: se l’Inter, nonostante un momento di calo così evidente, mantiene ancora le distanze sulle inseguitrici, significa che “qualcosa di buono lo abbiamo fatto” in questi mesi, come ha ricordato Kolarov. L’arrivo della sosta per le nazionali, in quest’ottica, è stato letto come un’occasione preziosa per ricaricare le batterie e ritrovare quelle energie mentali che nelle ultime gare sono venute a mancare.
L’analisi del momento e il vantaggio da gestire
La sensazione, ascoltando le parole del vice-allenatore e analizzando la prestazione di Firenze, è che il problema nerazzurro sia più legato a un calo fisiologico che a una crisi strutturale. L’assenza di Lautaro Martinez, ancora out, si fa sentire non solo in fase realizzativa ma anche nella capacità di fare densità nell’area avversaria, mentre Marcus Thuram sta attraversando un periodo opaco che si allunga oltre le otto partite senza reti. Tuttavia, Kolarov ha tenuto a sottolineare che le difficoltà non sono circoscritte al solo reparto avanzato: a centrocampo è mancata la qualità nel fraseggio e la protezione davanti alla difesa, elementi che hanno reso la squadra più vulnerabile del solito. La Fiorentina, che lotta per non retrocedere, ha saputo sfruttare questa fragilità, costruendo un’azione di pareggio che è figlia più della persistenza che della casualità.
La sfida dopo la sosta e la prospettiva di classifica
Con otto giornate ancora da disputare, la matematica impone cautela, ma la psicologia del gruppo suggerisce che il lavoro da fare è principalmente di recupero energetico. Il calendario post-sosta metterà subito l’Inter di fronte a ostacoli di rilievo, con Roma e Como in sequenza. Per questo, Kolarov ha voluto insistere sul valore assoluto del vantaggio accumulato, smorzando le polemiche su un pareggio che, a conti fatti, lascia comunque il destino del titale saldamente nelle mani dei nerazzurri. La consapevolezza è che, se la squadra ritroverà la brillantezza mostrata per gran parte della stagione, il margine attuale potrà essere gestito senza affanni. In caso contrario, il rischio di dover gestire la volata punto a punto con Milan e Napoli – squadre che stanno attraversando un momento di forma opposto – diventerebbe concreto. Per ora, l’imperativo dettato dalla panchina è chiaro: niente allarmismi, ma massima concentrazione per ripartire subito dopo la sosta.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
