Ucraina, tra attacchi in profondità e una diplomazia che si riaccende dopo Mar-a-Lago
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Redazione Esteri
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Mentre la diplomazia tenta di riannodare fili a lungo spezzati, la guerra continua a manifestare la sua capacità di colpire lontano dal fronte principale. Nella Russia meridionale, secondo quanto riportato dal giornale indipendente Astra, alcune esplosioni sono state registrate presso l’aeroporto militare di Khanskaya, nelle vicinanze di Maykop, una località che dista quasi trecento chilometri dal confine ucraino e ancor più dalle linee di contatto nella provincia di Zaporizhia. Gli abitanti della zona, stando alle cronache, hanno segnalato il rumore dei blasti, in un episodio che, sebbene di portata non ancora chiarita, conferma una vulnerabilità logistica profonda e ridisegna, di fatto, la geografia del conflitto.
Il vertice a Mar-a-Lago e l’ottimismo cauto di Zelensky
In questo contesto, acquistano un rilievo particolare le parole pronunciate da Volodymyr Zelensky dopo il recente vertice telefonico con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e i leader europei. Il presidente ucraino, mostrandosi entusiasta, ha parlato esplicitamente di “grandi avanzamenti”, riferendo che circa “il 90%” del piano di pace americano in venti punti risulterebbe “approvato”. Ha inoltre menzionato “garanzie di sicurezza” per il suo paese, alcune delle quali “approvate” e altre “quasi approvate”, insieme a “un piano di prosperità in fase di finalizzazione”. Dichiarazioni che, pur nella loro voluta positività, lasciano intuire il permanere di spazi negoziali da colmare, come del resto ha sottolineato la premier italiana Giorgia Meloni al termine della stessa chiamata, parlando di “passi avanti” ma anche di “questioni ancora aperte”.
La road map diplomatica: da Washington a Parigi
Il percorso tracciato dalle ultime ore richiederà, comunque, un impegno fisico e continuo dei negoziatori. Dopo le interlocuzioni avviate a Mar-a-Lago, sembra infatti probabile una trasferta dei leader europei a Washington già ai primi di gennaio, ulteriore tappa di un dialogo che si vuole stringente. Parallelamente, come annunciato dal presidente francese Emmanuel Macron, all’inizio dello stesso mese si riuniranno a Parigi i paesi della cosiddetta “Coalizione dei volenterosi”, con l’obiettivo di definire i contributi concreti che ciascuno Stato potrebbe fornire a sostegno di Kiev, all’interno del quadro di un possibile accordo di pace. Un duplice binario, dunque, che mira a tradurre le intenzioni politiche in impegni tangibili, mentre si cerca di comporre il complesso puzzle della sicurezza e della ricostruzione.
La sfida della coesione e i nodi sul tavolo
La premier Meloni, durante il tele-vertice, ha insistito sulla necessità che la coalizione resti unita al fianco di Kiev, un monito che riflette la delicatezza della fase. La partita si gioca su più livelli, che vanno dalla sostanza delle garanzie di sicurezza – elemento cruciale per qualsiasi architettura post-bellica – alla definizione degli aiuti economici e alla stesura di un piano di prosperità credibile. Zelensky, dal canto suo, ha ribadito la disponibilità dell’Ucraina alla pace, annunciando un incontro con i rappresentanti americani per la prossima settimana. Resta sullo sfondo, ineludibile, il nodo di Mosca e delle sue condizioni, mentre il rumore delle esplosioni a Maykop ricorda che il tempo della diplomazia è scandito, inesorabilmente, da quello della guerra.




