Attacco alla nave Msc nel porto di Umm Qasr: i Pasdaran rivendicano la rappresaglia
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Redazione Esteri
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La tensione nel Golfo Persico è tornata a farsi sentire, e questa volta a farne le spese è stata la Sariska V, una portacontainer del gruppo Msc. L'episodio è avvenuto nel porto iracheno di Umm Qasr, dove la nave è stata raggiunta da due proiettili: il primo – stando a quanto ricostruito dalla stessa compagnia di navigazione – si è verificato mentre il pilota era ancora a bordo durante le manovre di uscita dallo scalo, mentre il secondo è andato a colpire l'area destinata agli alloggi dell'equipaggio.
Nonostante la violenza dell’attacco, tutti i marinai sono risultati illesi e sono stati messi in salvo, come del resto confermato da un video diffuso dalla Società dei Porti Iracheni che mostra un’imbarcazione antincendio intenta a domare un rogo a bordo della nave.
La rivendicazione dei Guardiani della Rivoluzione
La responsabilità dell’operazione è stata immediatamente rivendicata dai Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione iraniana, che attraverso l’agenzia di stampa Tasnim (a loro vicina) hanno parlato di un atto dovuto, una risposta – nelle loro intenzioni – all’azione militare degli Stati Uniti contro la nave Lion Star.
Secondo quanto riportato dai media statali di Teheran, i Guardiani avrebbero utilizzato un missile da crociera per centrare il bersaglio; la loro narrativa ufficiale definisce la Msc Sariska V un’entità legata al "nemico sionista-americano", una giustificazione che il gruppo armato ha usato per legittimare l’escalation. Msc, dal canto suo, ha respinto al mittente ogni accusa, sottolineando con una nota ufficiale la propria estraneità assoluta alla politica statunitense o a quella israeliana, ribadendo la propria natura di vettore commerciale neutrale.
La posizione del gruppo armatoriale e i rischi per la navigazione
La replica del colosso ginevrino non si è fatta attendere, ed è stata piuttosto netta: fondata dal capitano italiano Gianluigi Aponte e oggi interamente posseduta dai figli Diego e Alexa (entrambi cittadini italiani senza doppie cittadinanze), la società ha voluto chiarire che la sede legale e operativa è in Svizzera, respingendo con forza le illazioni dei Pasdaran. L’attacco, hanno spiegato dalla direzione, è del tutto ingiustificato e crea un rischio inaccettabile non solo per i propri dipendenti, ma per l’intero traffico marittimo essenziale nella regione.
Il personale a bordo, va detto, ha agito con grande professionalità mettendo in sicurezza sia l’imbarcazione sia le merci trasportate, nonostante il panico iniziale; la nave si trova ora in una zona più sicura del Golfo, in attesa che si crei un corridoio per poter uscire definitivamente dall’area.
Lo scenario bellico e le conseguenze per i commerci
Questo episodio si inserisce all’interno di una spirale di scontri sporadici ma sempre più violenti tra Washington e Teheran, che negli ultimi giorni hanno incluso il blocco navale statunitense e l’abbattimento di droni. Le forze armate americane, come riportato dai comandi centrali, avevano recentemente "disabilitato" un’altra imbarcazione (la Lian Star) colpendone la sala macchine con un missile Hellfire, dopo ripetuti avvertimenti rimasti inascoltati.
La replica iraniana, materializzatasi sui fianchi della Msc Sariska V, dimostra che nessuna area del Golfo – neppure un porto logistico strategico come Umm Qasr – può più considerarsi al riparo dalle ostilità. Per il gruppo armatoriale, che ha espresso "profonda preoccupazione" per la sorte dei propri marittimi, resta ora il dilemma della sicurezza in una rotta che di fatto è diventata un fronte di guerra.




