Netanyahu ordina il blocco della Cisgiordania dopo l’attacco a Hebron

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Benjamin Netanyahu ha ordinato la chiusura della Cisgiordania e annunciato una vasta operazione militare dopo l’attacco armato contro soldati israeliani nei pressi di Hebron, nel sud del territorio palestinese. L’azione ha provocato la morte di due militari e dei due presunti attentatori, secondo quanto riferito dall’esercito israeliano. Il governo ha prospettato misure estese sul territorio, mentre sono già iniziate le demolizioni di edifici palestinesi. Sul fronte diplomatico, l’Italia ha contestato la prospettiva di un blocco totale, chiedendo che la sicurezza israeliana non venga perseguita attraverso provvedimenti che colpiscano la popolazione civile.

Operazione militare e demolizioni dopo l’attacco a Hebron

Il piano annunciato dal premier prevede interventi su vasta scala nelle aree considerate collegate all’azione armata. Tra le misure indicate figurano l’evacuazione di residenti palestinesi, le perquisizioni sistematiche delle abitazioni e la distruzione di infrastrutture che le autorità israeliane ritengono legate alle attività militanti. L’obiettivo dichiarato è intervenire nel luogo da cui sarebbero partiti gli aggressori, estendendo le operazioni oltre il singolo punto in cui si è verificato lo scontro. La prospettiva di un’azione di questa portata apre anche la questione delle conseguenze per le famiglie che vivono nelle zone interessate, soprattutto se le evacuazioni dovessero coinvolgere intere aree abitate.

Le demolizioni sono state ordinate dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich come risposta all’attacco. Gli interventi riguardano diversi edifici civili e si inseriscono nella linea di repressione annunciata dal governo israeliano. La scelta di colpire strutture abitative rende particolarmente delicato il rapporto tra le operazioni di sicurezza e la tutela dei residenti palestinesi, perché le conseguenze delle misure possono estendersi anche a persone non coinvolte negli scontri. Il tema è al centro delle critiche rivolte alle decisioni israeliane, soprattutto per il rischio che provvedimenti collettivi incidano sulle condizioni di vita della popolazione e aggravino le tensioni già presenti sul territorio.

Tajani contesta il blocco e difende la popolazione palestinese

Antonio Tajani ha espresso la contrarietà del governo italiano alla chiusura totale della Cisgiordania durante un incontro con i giornalisti a Istanbul. Il ministro degli Esteri ha sostenuto che Israele debba poter contare su garanzie di sicurezza, ma ha escluso che colpire la popolazione palestinese, in particolare i civili e i villaggi cristiani, possa rappresentare una soluzione. Nella sua posizione, la possibilità per i palestinesi di realizzare le proprie aspirazioni nazionali deve accompagnarsi alla convivenza pacifica con Israele. La dichiarazione segna una presa di distanza dalle misure annunciate dal governo israeliano e richiama la necessità di distinguere le responsabilità per gli attacchi dalla condizione delle persone che abitano nelle aree interessate.

La diplomazia italiana è impegnata anche sul caso delle cinque attiviste fermate dalle autorità israeliane. Le donne erano state bloccate mentre affiancavano agricoltori palestinesi durante la raccolta delle olive, un’attività che richiama l’attenzione sulle difficoltà incontrate dai lavoratori nei campi. Secondo fonti diplomatiche, le autorità israeliane hanno comunicato la possibilità di trasferirle all’ufficio competente per l’immigrazione, avviando le procedure per l’espulsione e il rimpatrio. L’ambasciata italiana a Tel Aviv e il consolato a Gerusalemme mantengono i contatti con le autorità locali per seguire la situazione delle connazionali. Tajani ha definito inaccettabile il fermo e ha chiesto la loro liberazione immediata, sostenendo che non stessero commettendo alcun reato.

Le tensioni pesano anche sulla campagna elettorale israeliana

L’escalation militare si inserisce in una fase politicamente delicata per il governo, a pochi giorni dalle elezioni legislative israeliane previste per il 27 ottobre. Dopo l’attacco, Netanyahu ha chiesto al Likud, il partito di cui è leader, di cancellare gli eventi elettorali programmati per la giornata. La decisione collega direttamente la gestione dell’emergenza di sicurezza alla campagna politica interna, in un momento in cui le scelte militari e il rapporto con la popolazione palestinese occupano una posizione centrale nel dibattito pubblico. Anche il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha invocato misure radicali, chiedendo lo smantellamento dell’Autorità palestinese e la sua demilitarizzazione.

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