Forza Italia allarga lo sguardo, mentre Occhiuto resta ai margini

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre a Reggio Calabria il governatore Roberto Occhiuto, insieme al ministro Musumeci, valutava i danni del maltempo sulla costa jonica, a Milano il teatro Manzoni di proprietà della famiglia Berlusconi ospitava la kermesse per i trentadue anni dalla discesa in campo del Cavaliere. Una distanza, quella tra le due scene, che non è solo chilometrica ma sembra assumere un significato politico preciso, relegando una delle figure più in vista del partito al di fuori dei riflettori nazionali in un momento cruciale di definizione degli assetti. Parallelamente, il leader azzurro Antonio Tajani ha iniziato a tessere, non senza una certa disinvoltura, i fili di un possibile nuovo dialogo con il centro, rispondendo alle sollecitazioni che arrivano dall'esterno, come quelle di Carlo Calenda, il quale, pur scagliandosi con veemenza contro Matteo Salvini – arrivando a paragonare il suo livello a quello di “nazisti cocainomani” per l’incontro con l’esponente dell’estrema destra britannica Tommy Robinson – ha rivolto parole di apprezzamento al party di via dell’Umiltà.

Il corteggiamento di Tajani verso il campo riformista

“Se sono rose fioriranno”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, parlando a Rai Radio 1 di una possibile futura alleanza con Azione, formazione che incarna, almeno nelle dichiarazioni di intenti, un profilo liberale e europeista. Tajani ha definito “prematuro” parlare di accordi elettorali per il 2027, ma ha subito aggiunto, con una formula che lascia ampio spazio alla trattativa, “mai dire mai”. Ha poi sottolineato come già ora esistano terreni di possibile collaborazione, citando in particolare le riforme sulla giustizia e una visione comune del progetto europeo, elementi che delineano un perimetro ideale per un’intesa. Da parte sua, Calenda, intervenuto proprio alla festa di Forza Italia, ha confermato la disponibilità: “Se ci sarà spazio per lavorare insieme sarò felicissimo”, ha affermato, aggiungendo che il Paese avrebbe “disperatamente bisogno” di forze che si riconoscano in quell’area politica.

Le polemiche nella maggioranza e il distacco da Salvini

Lo scenario si complica se si considera che questo avvicinamento avviene nel bel mezzo di un aspro conflitto verbale all’interno della stessa coalizione di governo. L’attacco frontale di Calenda a Salvini, definendolo indegno di parlare di Ucraina e associandolo a personaggi estremisti, si basa su una ferita aperta: l’incontro al Mit del leader leghista con Tommy Robinson, figura controversa e simbolo di movimenti neofascisti oltralpe. Su quell’episodio, lo stesso Tajani aveva già preso nette distanze, marcando una differenza di valori che ora sembra tradursi in una ricerca di nuovi punti di riferimento. Una frattura, quella tra gli alleati, che non riguarda solo le relazioni internazionali ma tocca il cuore stesso dell’identità politica, spingendo Forza Italia a cercare nuovi ancoraggi.

Una partita a tre che ridisegna il centrodestra

La mossa di Tajani, quindi, non è un semplice flirt estemporaneo ma appare come una manovra calibrata per ridisegnare i confini del campo moderato. Da un lato, c’è la necessità di differenziarsi dalla Lega su temi cruciali come la politica estera e i rapporti con l’Europa; dall’altro, emerge l’intenzione di capitalizzare il consenso di un elettorato che potrebbe riconoscersi in un progetto più marcatamente riformista. In questo quadro, la posizione di Roberto Occhiuto, pur essendo governatore di una regione importante, sembra per il momento marginale, quasi a suggerire che le direttrici del partito vengano tracciate altrove, lontano dai territori e più vicino ai salotti della diplomazia politica nazionale. La strada per un’alleanza organica con Calenda è ancora lunga e irta di ostacoli, ma i presupposti per un dialogo strutturato, che qualcuno potrebbe già definire come la prima bozza di un futuro polo, sono stati pubblicamente e deliberatamente gettati.

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