L’ultima ribellione delle popstar italiane? Achille Lauro e Marracash rispondono dal basso, anzi dalla terra
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Redazione Cultura e Spettacolo
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I richiami, si sa, arrivano talvolta da direzioni inaspettate, e nell’epoca dell’astrattezza digitale – quella stessa che dissolve l’identità in flussi di dati e algoritmi – la risposta sembra venire dal basso, anzi dalla terra. Nel giro di ventiquattr’ore, due dei nomi più influenti della scena musicale italiana hanno compiuto una mossa paradossale quanto efficace: hanno ribaltato la scalata verso l’Olimpo dello spettacolo in un’inversione di rotta, un ritorno fisico ai luoghi che li hanno plasmati. Da un lato Achille Lauro, che ha trasformato la Fontana di Trevi, gioiello barocco e simbolo della Roma turistica, in un palcoscenico intimo per pochi eletti; dall’altro Marracash, il quale ha chiuso una via della periferia milanese, quella Barona dove è cresciuto, per restituire al quartiere ciò che il successo gli ha regalato. Non è una coincidenza, ma forse il sintomo di un bisogno collettivo: ritrovare uno sfondo, un’appartenenza, contro la virtuale inconsistenza dei tempi.
Achille Lauro, il principe bianco che celebra l’immortalità tra i getti d’acqua
Venerdì 17 aprile, mentre usciva la riedizione del suo album “Comuni Immortali” – a un anno esatto da “Comuni Mortali” –, Lauro De Marinis (questo il vero nome dell’artista) ha mantenuto una promessa lanciata via social con un criptico “Roma, ho una sorpresa per te”. La sorpresa era un’esibizione a sorpresa nella notte, proprio davanti alla Fontana di Trevi. Vestito di bianco, quasi una visione principesca, il cantautore ha cantato accompagnato da un pianoforte, di fronte a un gruppo selezionato di fan e ad alcune autorità locali, in quella che lui stesso ha definito una festa per celebrare “il disco più importante della nostra storia”. Non si è trattato di un concerto qualunque, bensì di un gesto performativo che trasforma il monumento – solitamente invaso dai turisti – in un luogo dell’anima. Questa nuova edizione del disco, tra l’altro, si arricchisce di tre inediti (“Comuni Immortali”, “La città degli angeli” e “La via dei guai”) scritti tra Los Angeles e Copenhagen, e rappresenta un passaggio di maturità per l’artista, il quale abbandona gli eccessi puramente estetici per una scrittura più narrativa e corale. La sua Roma, insomma, non è solo lo sfondo patinato delle cartoline, ma il baricentro emotivo di un ritorno alle radici, che fa da ponte ideale verso i prossimi appuntamenti negli stadi (già sold out all’Olimpico e a San Siro).
Marracash rompe la quarta parete e riabbraccia la Barona
Se Achille Lauro sceglie il centro monumentale, Marracash opta per la periferia profonda, quella che profuma di asfalto e ricordi. Sabato 18 aprile, nel pomeriggio, via Enrico De Nicola, alla Barona (zona 6 di Milano), è stata chiusa al traffico e invasa da circa settemila persone. Il “Marra Block Party” non era un evento commerciale, ma una cerimonia laica: il rapper, all’anagrafe Fabio Bartolo Rizzo, è tornato davanti alla scuola media che lo vide bambino, per abbattere quella “quarta parete” che il successo tende a costruire tra l’artista e la sua gente. Con gli occhiali da sole a nascondere l’emozione (e la voce talvolta rotta), Marracash ha ammesso di essere più emozionato che a San Siro, perché quello non era un concerto, ma un ritorno a casa. In una scelta che ribalta la logica del business, l’intero ricavato dell’evento – già oltre 230 mila euro – sarà devoluto per la riqualificazione delle strutture scolastiche e sportive del quartiere. Sul palco, a fare da contrappunto a questa umanità ritrovata, è salita anche Elodie, con la quale ha duettato in “Niente canzoni d’amore”: un momento che ha trasformato una vecchia storia sentimentale, conclusa anni prima, in pura arte condivisa, senza retorica ma con un abbraccio sincero.
La terra come ribellione: quando il successo non cancella le origini
Quel che accomuna i due episodi – al di là della loro evidente spettacolarità – è la volontà di rispondere all’astrattezza dei tempi con la concretezza dei luoghi. Achille Lauro sceglie l’acqua della fontana più famosa del mondo, Marracash sceglie l’asfalto della sua strada, ma entrambi cercano lo stesso antidoto alla virtualità. Non c’è, in queste operazioni, il cinismo del marketing, bensì la consapevolezza che il consenso, oggi, passa attraverso la credibilità territoriale. Lauro, presentando “Comuni Immortali”, ha parlato di dediche alla città e alla famiglia, mentre Marracash ha voluto che i residenti della Barona avessero la precedenza nell’acquisto dei biglietti, ribaltando la gerarchia tipica del mercato musicale. È una ribellione silenziosa ma potentissima: quella di chi, arrivato in cima, decide di guardare indietro non per nostalgia, ma per ripartire da lì. Del resto, mentre il mondo dello spettacolo celebra i grandi numeri degli stadi, loro due hanno scelto la misura umana di un vicolo o di una piazza, dimostrando che l’ultima, vera trasgressione è restare se stessi.




