Guerra in Iran, il conto energetico per l’Italia arriva a quasi 12 miliardi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La guerra in Iran ha prodotto un aumento delle spese energetiche per famiglie e imprese italiane stimato in quasi 12 miliardi di euro nell’arco di sei mesi. Secondo la stima elaborata dalla Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, tra il 1° marzo e il 31 agosto 2026 il maggiore esborso per carburanti, energia elettrica e gas raggiungerebbe circa 11,6 miliardi di euro rispetto ai livelli precedenti all’esplosione della crisi. Il conto energetico legato al conflitto tra Usa, Israele e Iran riguarda quindi diversi settori dell’economia italiana e si concentra sull’aumento dei costi sostenuti nel periodo considerato.

Il peso della crisi energetica su carburanti, gas ed elettricità

La componente più rilevante della spesa aggiuntiva riguarda i carburanti utilizzati per la mobilità. La Cna stima infatti in circa 5,8 miliardi di euro il maggiore costo di benzina e gasolio nel semestre preso in esame, una cifra che rappresenta circa la metà dell’intero incremento calcolato. La riduzione dei consumi di gasolio ha contribuito ad attenuare l’impatto complessivo, ma non è stata sufficiente a compensare l’aumento dei prezzi. L’incremento dei costi energetici si è quindi distribuito tra i consumi legati agli spostamenti e quelli collegati alle attività produttive.

La valutazione della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa collega direttamente la crescita della spesa energetica italiana agli effetti della crisi internazionale e alle conseguenze sul mercato dei carburanti e dell’energia. Il maggiore esborso indicato nello studio riguarda il periodo compreso tra marzo e agosto 2026 e considera la differenza rispetto alla situazione precedente all’inizio della crisi. Famiglie e imprese risultano coinvolte dall’aumento dei costi, con una pressione economica determinata dalle maggiori uscite per energia elettrica, gas e carburanti.

Lo scenario dei trasporti nello Stretto di Hormuz

Nel quadro della crisi energetica viene riportata anche la situazione dei flussi petroliferi nello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riportato da Axios, nella notte di venerdì si sarebbe registrato un aumento dell’attività nell’area, con il trasporto di circa 16 milioni di barili, pari a quasi l’80% dei volumi abituali precedenti allo scoppio della guerra. Il traffico sarebbe stato concentrato principalmente al largo delle coste dell’Oman, con una stima di circa 40 petroliere in transito in entrambe le direzioni. Questi elementi fanno parte del contesto internazionale in cui si colloca l’aumento delle spese energetiche calcolato per l’Italia.

La stima complessiva di 11,6 miliardi di euro rappresenta il maggiore costo sostenuto nel semestre considerato per effetto dell’aumento dei prezzi energetici rispetto ai livelli precedenti alla crisi. Il dato comprende carburanti, energia elettrica e gas e viene attribuito dalla Cna all’impatto della guerra tra Usa, Israele e Iran sull’economia italiana. La parte relativa alla mobilità pesa in modo significativo, mentre la diminuzione dei consumi di gasolio ha limitato solo in parte l’incremento della spesa. Il quadro descritto riguarda quindi l’effetto economico immediato della crisi sui consumi energetici nazionali.

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