Influenza 2025: il picco è arrivato, ma non è ancora finita
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Redazione Salute
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L’influenza 2025 ha finalmente raggiunto il suo apice, ma la stagione non può ancora dirsi conclusa. Secondo Massimo Ciccozzi, epidemiologo di riferimento, il picco è stato toccato con un’incidenza di 17,6 casi ogni mille assistiti, leggermente inferiore rispetto ai 18,4 dello scorso anno. Attualmente, i numeri sono in calo, passando da 16,9 a 14,8 casi per mille assistiti, segnando un trend positivo ma non definitivo.
La stagione influenzale, caratterizzata da un virus particolarmente aggressivo, ha mostrato un andamento atipico, con un picco arrivato in ritardo rispetto agli anni precedenti. Questo slittamento ha avuto conseguenze significative, soprattutto in alcune aree del Paese. In Bergamasca, ad esempio, si è registrato un incremento preoccupante dei casi di polmonite, spesso legati a complicanze post-influenzali. Tra il primo gennaio e il 7 febbraio, i pronto soccorso della provincia hanno gestito 968 accessi per polmoniti, il 70% in più rispetto ai 567 casi del 2024 e ai 542 del 2023. Un dato che, secondo Sergio Harari, pneumologo, riflette non solo la pressione sui servizi sanitari ma anche la fragilità di un sistema territoriale già sotto stress.
I numeri regionali confermano la tendenza: nell’ultimo mese sono state effettuate circa 8mila diagnosi di polmonite, il doppio rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, i ricoveri restano nella media stagionale, segno che, nonostante l’aumento dei casi, la situazione non è ancora fuori controllo. La maggior parte delle polmoniti non è riconducibile al Covid-19, che continua a circolare ma in misura limitata. Spesso, infatti, è l’influenza stessa a indebolire l’organismo, favorendo l’insorgere di infezioni batteriche secondarie.
Mentre in Lombardia si affrontano le conseguenze del picco influenzale, in Liguria la situazione appare più tranquilla. Nella regione, le sindromi influenzali sono diminuite del 40% nell’ultima settimana, segnando il superamento non solo del picco ma anche della fase di “plateau”, caratterizzata da un’elevata circolazione virale. Resta comunque una buona presenza del virus, seppur in calo. Parallelamente, si osserva un lieve aumento dei casi di SARS-CoV-2, mentre il virus respiratorio sinciziale rimane stabile, grazie anche a una copertura superiore al 75% dell’anticorpo monoclonale nelle neonatologie.




