Influenza 2025: superato il picco, ma l’allerta non è finita

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il picco dell’influenza 2025, atteso con preoccupazione dopo un inizio stagionale in ritardo, è stato finalmente raggiunto e quasi superato. Tuttavia, come sottolinea l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, “il peggio non è ancora passato”. I dati mostrano un’incidenza in calo, passata da 16,9 a 14,8 casi per mille assistiti, dopo aver toccato un massimo di 17,6. Una cifra leggermente inferiore rispetto ai 18,4 casi registrati nella stagione precedente, ma comunque significativa, considerando che l’influenza ha costretto a letto circa 17 milioni di italiani.

A complicare il quadro, oltre ai virus influenzali e parainfluenzali, si sono aggiunti numerosi casi di polmoniti, una complicanza tipica dell’influenza che quest’anno ha registrato un’impennata preoccupante. Secondo i dati regionali, nell’ultimo mese sono state effettuate circa 8mila diagnosi di polmonite, il doppio rispetto allo scorso anno. Lo pneumologo Sergio Harari ha evidenziato come questa situazione stia mettendo sotto pressione non solo i pronto soccorso, ma anche i medici di famiglia e la sanità territoriale. Nonostante i ricoveri rimangano nella media stagionale, l’aumento degli accessi ai servizi sanitari rappresenta un campanello d’allarme.

Le polmoniti, nella maggior parte dei casi, non sono legate al Covid-19, se non in minima parte. Spesso, infatti, sono il risultato di un’influenza particolarmente aggressiva che, indebolendo l’organismo, apre la strada a infezioni batteriche. Questo fenomeno, unito alla circolazione di altri virus respiratori, ha creato un mix pericoloso, soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione.

In Liguria, come nel resto d’Italia, si registra un calo del 40% delle sindromi influenzali, segnale che il picco è stato superato e che anche la fase di “plateau” – caratterizzata da un’alta circolazione virale – è ormai alle spalle. Tuttavia, la diffusione dell’influenza rimane significativa, anche se in diminuzione. Parallelamente, si osserva un lieve aumento dei casi di SARS-CoV-2, mentre il virus respiratorio sinciziale si mantiene stabile, grazie a una copertura dell’anticorpo monoclonale che supera il 75% nelle neonatologie.

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