Merci ferme nei porti della Sicilia, scatta l’allarme farmaci per l’estate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Palermo. I piazzali dei porti siciliani, da Trapani a Catania passando per l’hub cruciale di Palermo, appaiono desolati. È iniziato il conto alla rovescia per gli scaffali della grande distribuzione, la cui autonomia – secondo le stime del Comitato trasportatori – non supererebbe i quattro giorni, prima di mostrare i primi vuoti significativi. Lo sciopero degli autotrasportatori, proclamato dal locale Comitato e destinato a protrarsi fino al 18 aprile, rappresenta l’ennesima scossa tellurica per un’economia regionale già stremata dal peso specifico dell’insularità. A differenza di altre manifestazioni di categoria, gli organizzatori hanno escluso blocchi stradali per non inimicarsi l’opinione pubblica, concentrando la protesta nel rifiuto di caricare e scaricare i semirimorichi; una scelta, questa, che rende la paralisi meno visibile ma strutturalmente più dannosa per i magazzini.

L’effetto Hormuz e la stangata sul gasolio

La miccia che ha acceso la ribellione degli autotrasportatori, va ricordato, è la stessa che sta bruciando i bilanci delle aziende di tutta Europa. A quaranta giorni dallo scoppio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, con il Canale di Hormuz di fatto sotto scacco, il prezzo del gasolio ha subito rincari che, in Sicilia, toccano punte di 50 centesimi al litro. Anna Vita Manigrasso, presidente nazionale di Assotir, ha parlato apertamente di "conseguenze economiche dirette" del conflitto, sottolineando come la speculazione sulla filiera distributiva stia usando gli autotrasportatori come capro espiatorio per giustificare aumenti al consumo che, nei casi peggiori, sfiorano il 30%. A ciò si aggiunge la scure del sistema Ets (la tassa Ue sulle emissioni), che secondo i manifestanti ha aggravato i costi di traghettamento fino a 400 euro a viaggio, rendendo insostenibile la movimentazione delle merci via mare.

L’allarme di Confindustria: il rischio carenze medicinali

Se la scomparsa dei generi alimentari dagli scaffali rappresenta l’emergenza immediata, è il fronte farmaceutico a preoccupare gli strateghi dell’industria. In un contesto in cui, paradossalmente, le quotazioni del greggio mostrano timidi segnali di flessione, il presidente di Farmindustria Marcello Cattani ha lanciato una previsione gelida: il rischio di carenze di medicinali diventerà concreto a partire dall’estate. Cattani ha dettagliato l’aumento dei costi di produzione – con l’alluminio per i blister in rialzo del 20% e le materie prime attive rincarate fino al 60% – e ha messo in guardia su farmaci chiave come paracetamolo, antibiotici e antidiabetici, la cui filiera produttiva dipende da precursori petrolchimici. Lucia Aleotti, vicepresidente di Confindustria per il Centro studi, ha descritto la situazione come una "bomba per il sistema industriale italiano", avvertendo che la stretta creditizia e l’indisponibilità di materie prime rischiano di interrompere la catena di fornitura globale proprio nel momento di massima domanda stagionale.

Povertà energetica e conti che non tornano

Lo scenario di crisi, del resto, si innesta su un terreno già reso arido da precedenti fragilità strutturali. La Sicilia si conferma tra le Regioni italiane più esposte al fenomeno della povertà energetica: secondo gli ultimi dati elaborati dalla CGIA su fonti Istat, il 14,4% delle famiglie dell’Isola fatica a sostenere i costi dell’energia o è costretto a ridurre i consumi essenziali. Una percentuale, questa, che vola ben al di sopra della media nazionale attestata intorno al 9%, fotografando un territorio dove il costo del "sistema" – dal carburante al riscaldamento – mangia una fetta sempre più ampia del reddito disponibile. I trasportatori, dal canto loro, hanno ribadito che senza un intervento immediato del Governo (dopo il fallimento del primo tentativo di mediazione della Regione, che chiedeva lo stop della protesta come precondizione per trattare), la serrata potrebbe trasformarsi in un’ostruzione a oltranza, con effetti moltiplicatori su un’inflazione che non accenna a rallentare.

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