Alex Marangon morto, svolta ayahuasca nel rito
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Redazione Interno
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La morte di Alex Marangon morto durante un rito sciamanico nel Trevigiano nel 2024 assume contorni più definiti dopo i risultati della perizia tossicologica: tutti i partecipanti al raduno risultano positivi all’ayahuasca, sostanza psicotropa vietata in Italia. Il caso, inizialmente descritto come un semplice rito di purificazione, viene ora ricostruito attraverso dati scientifici che modificano la versione fornita dai presenti.
Perizia tossicologica e risultati sui partecipanti
Le analisi sui capelli di diciassette persone presenti al rito nell’ex abbazia di Vidor hanno evidenziato che sedici di loro avevano assunto ayahuasca, con tracce di Dmt e beta-carboline, i principi attivi della bevanda amazzonica. I risultati indicano inoltre che sette partecipanti sono risultati positivi anche alla cocaina, aggiungendo ulteriori elementi all’inchiesta coordinata dalla Procura di Treviso.
La versione iniziale e le contraddizioni emerse
Subito dopo il ritrovamento del corpo di Alex Marangon, i presenti avevano parlato di una pratica di purificazione basata su una bevanda depurativa. Gli esami tossicologici smentiscono questa ricostruzione, mostrando l’assunzione diffusa di una sostanza con effetti psichedelici intensi, capace di alterare profondamente la percezione e lo stato mentale.
Il contesto del rito e la dinamica dei fatti
Il rito si è svolto tra il 29 e il 30 giugno 2024 nell’abbazia Santa Bona a Vidor, in provincia di Treviso. Al termine dell’incontro, Alex Marangon è scomparso ed è stato successivamente trovato senza vita sul greto del fiume Piave. Le indagini ipotizzano una possibile crisi psicotica, mentre restano aperti diversi scenari su quanto accaduto nelle ore successive alla scomparsa.
Le implicazioni investigative della svolta
I nuovi elementi emersi dalla perizia tossicologica introducono possibili responsabilità legate all’organizzazione del rito e alla somministrazione della sostanza vietata. L’accertamento della presenza di ayahuasca tra i partecipanti rappresenta un punto chiave per chiarire le circostanze della morte e orientare le prossime fasi dell’indagine.




