Leapmotor, il successo della T03 non è solo effetto-bonus: l’Unrae la vede semplice, ma i numeri raccontano un’altra storia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Ha dell’incredibile, se ci si ferma a guardare i freddi numeri diffusi dal Ministero dei Trasporti e rielaborati da Dataforce. Il mercato dell’auto italiano chiude un aprile 2026 con 155.120 immatricolazioni, in crescita dell’11,58% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente -3-8; un risultato, questo, che fa da sfondo a un fenomeno destinato a far discutere gli analisti per mesi. Leapmotor, il brand cinese che opera in Italia sotto l’egida della joint venture Leapmotor International (controllata a sua volta dal colosso Stellantis), ha archiviato il mese con 4.496 vetture vendute. Tradotto in percentuale, significa un balzo del 1.300% su aprile 2025. Una crescita, quest’ultima, che non solo ha spiazzato gli operatori del settore, ma ha letteralmente riscritto le gerarchie tra le elettriche: se si considera esclusivamente il comparto delle Bev (Battery Electric Vehicles), Leapmotor strappa una quota del 33,5%, percentuale che schizza al 51,1% se si isola il canale dei clienti privati. In sostanza, nelle ultime settimane, un’elettrica su due venduta a un privato italiano portava questo specifico marchio sul cofano.

L’analisi dell’Unrae e quel dubbio che resta sul tavolo

L’Unrae, l’Unione nazionale rappresentativa dei costruttori esteri, ha ovviamente dovuto prendere atto del fenomeno; nel farlo, però, ha liquidato la faccenda con una motivazione tanto lineare quanto, forse, riduttiva: sarebbe tutto merito dell’effetto bonus. La loro tesi, riportata in diversi bollettini di settore, sostiene che il dato sia ancora "l’onda lunga degli incentivi e degli ordini acquisiti nel 2025". Secondo questa lettura, la T03 sarebbe stata semplicemente l’auto giusta al momento giusto, avvantaggiata da un abbattimento del prezzo che, sommandosi agli 11mila euro di contributi statali, l’ha resa praticamente un caso unico. Tuttavia, se ci si sporca le mani con i numeri delle concorrenti, la spiegazione inizia a scricchiolare pericolosamente. Perché la corsa agli incentivi – lo ricordano le tabelle ministeriali – era aperta a decine e decine di modelli: c’erano la Citroën e-C3 (seconda tra le elettriche ma a una distanza siderale, 2.356 unità nel trimestre) o la Tesla Model Y, eppure nessuna è riuscita a replicare l’exploit della T03. Se fosse solo una questione di sconto, insomma, il mercato avrebbe dovuto premiare in modo più uniforme l’intero parco vetture sotto i 35mila euro. E invece non è successo.

La T03 da sola sfiora il podio assoluto: il sorpasso è servito

A ulteriore riprova della portata eccezionale di questa avanzata, basta scorrere la classifica generale delle vendite italiane, solitamente dominata da utilitarie a benzina o ibride leggere. Nel mese di aprile, la piccola Leapmotor T03 ha conquistato il terzo posto assoluto tra tutti i modelli venduti nello Stivale, piazzandosi dietro la leggendaria Fiat Pandina (con i suoi 8.576 esemplari) e la Jeep Avenger (4.276). Un risultato, questo, che assume i contorni del terremoto statistico se confrontato con i numeri di inizio 2025; basti pensare che nel primo trimestre del 2025 la stessa T03 era un’assoluta sconosciuta con appena 525 unità immatricolate, contro le 10.749 dello stesso periodo di quest’anno. Evidentemente nel comportamento dell’acquirente italiano sta accadendo qualcosa di più profondo: forse, e dico forse, si sta semplicemente scoprendo che il rapporto qualità-prezzo di questa specifica citycar – al netto dei roboanti ottomila euro di differenza rispetto alle concorrenti europee – rappresenta un affare oggettivamente difficile da ignorare.

Tra tecnologia accessibile e futuro incerto: l’effetto B10

Mentre la T03 fa incetta di vendite nel segmento B, Leapmotor non si sta certo addormentata sugli allori; anzi, sta spingendo sul mercato la B10 REEV, un Suv compatto che prova a fare breccia in un pubblico più esigente. La B10, va detto, adotta una filosofia “Range Extended” che la pone in una zona grigia tecnologica molto interessante per il nostro mercato: è una elettrica pura nella trazione (il termico non muove mai le ruote, funge solo da generatore) ma monta un serbatoio di benzina che porta l’autonomia complessiva fino a 900 km. Presentata con un prezzo di lancio che parte da 25.900 euro (previo rottamazione) e dotata di un maxischermo centrale da 14,6 pollici che accentra ogni comando – dalle regolazioni del clima fino alla posizione degli specchietti – la B10 rappresenta l’evoluzione logica di una strategia che punta tutto sulla smaterializzazione del cruscotto tradizionale. Se la T03 è stata il cavallo di Troia per sfondare la porta degli incentivi, quest’ultimo modello, la B10, sarà probabilmente il vero banco di prova per capire se il brand cinese riuscirà a reggere l’urto quando l’effetto dell’ecobonus si sarà definitivamente esaurito.

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