Terni, il rinvio del Tar sul progetto stadio-clinica blocca la città
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Redazione Sport
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Un ennesimo rinvio, che si è consumato senza produrre alcun avanzamento sostanziale, mantiene Terni in una condizione di stallo forzato, costringendo cittadini e imprese a un'ulteriore, snervante attesa. Il Tribunale Amministrativo Regionale dell'Umbria, nell'udienza tenutasi a Perugia, non è infatti entrato nel merito della complessa vicenda, optando per un aggiornamento che sposta l'esame cruciale alla data del 27 gennaio 2026. Una decisione che, di fatto, non fa che prolungare l'incertezza su un'opera che da mesi accende il dibattito politico e sociale nella città dell'acciaio, lasciando in sospeso una scelta di fondamentale importanza per il suo futuro.
La mossa a sorpresa della Regione
L'elemento che ha caratterizzato la giornata dinanzi ai giudici è stato il colpo di scena rappresentato dal passo indietro dell'avvocatura regionale. La Regione Umbria, che aveva inizialmente presentato la richiesta per la sospensiva della determina comunale numero 2088 del 23 luglio 2025 – quella con la quale il Comune di Terni, a firma del dirigente Giorgini, aveva autorizzato il progetto –, ha ritirato la propria istanza. Questa mossa, inaspettata, ha di conseguenza reso superfluo qualsiasi pronunciamento in via cautelare, spostando obbligatoriamente il confronto direttamente sulla sostanza del ricorso.
Il cuore della disputa amministrativa
Al centro del contenzioso, che vede contrapposti il Comune e la Regione, resta dunque la legittimità di quel provvedimento con il quale l'amministrazione locale ha dato il proprio assenso all'operazione stadio-clinica. La determina, il cui ritiro era stato invano sollecitato dalla presidente della Regione al sindaco Bandecchi proprio alla vigilia dell'udienza, rappresenta il nodo giuridico da sciogliere. I giudici amministrativi, rinviando la discussione nel merito, hanno di fatto concesso alle parti un'ampia finestra temporale, che si estende per altri due mesi.
Una tregua per un possibile dialogo
Questo lasso di tempo, se da un lato alimenta la frustrazione per un'immobilità percepita come un'ingiustizia, dall'altro potrebbe aprire a un nuovo confronto tra le istituzioni coinvolte. Le parti, come emerso in aula, potranno infatti approfittare di questa pausa forzata per tentare di comporre le loro divergenze, chiarendo le rispettive posizioni e lavorando per rimuovere quelle criticità che, secondo la visione regionale, il progetto ancora presenta. Il prossimo appuntamento in tribunale segnerà un passaggio decisivo, stabilendo se il Comune potrà confermare l'atto già adottato o se sarà costretto a emetterne uno nuovo, con tutto quello che ne consegue.




