L’aerodinamica “diversa” di Marquez a Le Mans: scelta tecnica o adattamento forzato?
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Redazione Sport
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Le tribune del Bugatti, bagnate dal sole primaverile della Midi, hanno offerto uno spettacolo consueto per il venerdì del Gran Premio di Francia, quello dei meccanici chini sulle carenature come orafi sui loro gioielli. A nemmeno dieci giorni dal test di Jerez, il paddock della MotoGP ha però dovuto prendere atto di una scelta controcorrente firmata Ducati. Marc Marquez, il campione del mondo in carica, ha infatti deciso di montare sulla sua GP26 un pacchetto aerodinamico differente rispetto a quello utilizzato dai tre compagni di marca che lo seguono nella stessa gara, ovvero il proprio compagno di squadra Francesco Bagnaia, il fratello Alex Marquez (Gresini) e Fabio Di Giannantonio (VR46).
Le due vie dello sviluppo: tra evoluzione 2026 e ritorno al passato
Mentre la maggioranza dei piloti del team di Borgo Panigale ha optato per la nuova specifica di carenature laterali, introdotta già durante i test di Valencia nel novembre del 2025 e pensata per migliorare l’inserimento in curva, lo spagnolo ha preferito fare un passo indietro. La sua scelta è ricaduta sulla soluzione tecnica utilizzata lo scorso anno, quella che lo aveva portato al Titolo iridato, quasi a volersi aggrappare a una familiarità che in questo avvio di stagione 2026 sembra essersi offuscata. Una scelta, questa, giustificata dalla stazza fisica ridotta del #93 e da uno stile di guida che la direzione tecnica ducatista, come da fonti ufficiali, ha deciso di assecondare per non farlo sentire a disagio.
A fare la differenza, nel venerdì di Le Mans, non è stato però solo il look delle moto. Francesco Bagnaia, nonostante una scivolata nelle fasi finali che gli ha distrutto la nuova carena (un incidente che, se domani dovesse piovere, potrebbe rivelarsi meno grave per le sue conseguenze pratiche), ha chiuso la giornata con un terzo tempo confortante. Il pilota piemontese, spesso velocissimo nelle prove del venerdì per poi perdersi nel resto del weekend, ha mostrato un buon feeling con l’asfalto transalpino, arrivando a sfiorare il limite e dichiarandosi soddisfatto di aver trovato quelle sensazioni che gli erano mancate finora.
L’ombra lunga dell’infermeria e la lotta per la Q2
L’ultima volta che Marc Marquez si è trovato costretto a passare attraverso le insidie del Q1 (la temuta “trappola” per i lenti del sabato) fu in Indonesia, in un weekend che lo vide travolto e poi infortunato alla spalla destra a causa di una caduta rimediata proprio in quella gara. Oggi, a distanza di mesi e dopo un recupero fisico che sembrava aver chiuso il capitolo dell’infermeria, la storia si ripete. Il campione di Cervera, che quest’anno non ha ancora assaporato il podio della domenica, è scivolato in tredicesima posizione a causa di bandiere gialle che hanno interrotto il suo giro veloce, compromettendo l’accesso diretto alla seconda e decisiva fase delle qualifiche.
L’impressione che si respira nell’aria carica di benzina della pista francese è che, al momento, la gerarchia interna alla Ducati stia subendo una lieve scossa. Se Bagnaia vola, Marquez brancola ancora nel buio alla ricerca di quella confidenza persa. Il suo pacchetto aerodinamico “retrò”, meno pesante e meno usurante fisicamente, doveva essere la chiave per ritrovare la consistenza di passo che gli è mancata in questo avvio di campionato. Eppure, il distacco di quasi mezzo secondo dal vertice racconta di un pilota che arranca, costretto a inseguire gli altri per non restare tagliato fuori dai giochi che contano. L’azzardo tecnico, insomma, rischia di trasformarsi in un’ulteriore zavorra psicologica su una pista, quella del Leone, che non perdona gli errori di calcolo.




