Le Mans, Marini davanti a tutti con la Honda: Di Giannantonio secondo, Marquez solo nono

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’asfalto del Bugatti, storicamente teatro di duelli tanto spettacolari quanto imprevedibili, ha consegnato un primo verdetto clamoroso nelle libere del Gran Premio di Francia: Luca Marini, in sella alla Honda ufficiale, ha stampato il miglior tempo della FP1 fermando il cronometro su un 1’30”857 che vale la vetta della classifica. Il pilota romagnolo, approdato in HRC tra mille scetticismi dopo l’addio di Marc Marquez al team factory, ha sfruttato nel migliore dei modi il finale di sessione – quel momento in cui molti, ma non tutti, hanno optato per l’innesto di gomme nuove – per firmare una prestazione che riaccende i riflettori su una moto spesso data per spacciata. Alle sue spalle, a soli 54 millesimi, si è piazzato Fabio Di Giannantonio con la Ducati del team VR46, confermando la sua crescita costante su un tracciato che premia la guida fluida e la capacità di leggere le traiettorie miste.

La classifica dei primi e il valore relativo del crono

Alle loro spalle, il terzo posto è andato allo spagnolo Pedro Acosta (KTM factory), staccato di 208 millesimi, mentre il quarto tempo è stato firmato dal francese Johann Zarco (Honda LCR), capace di accendersi davanti al pubblico di casa con un distacco di 252 millesimi. Chiude la top five Raul Fernandez, primo degli apripista Aprilia con la Trackhouse. Lo spagnolo, ormai stabilmente in crescita, ha preceduto una pattuglia di inseguitori dove spiccano i nomi di Pecco Bagnaia (Ducati Lenovo) e Franco Morbidelli, entrambi racchiusi in un gruppetto compatto che ha preferito concentrarsi sul passo gara piuttosto che sul singolo giro secco. Va letta con cautela, però, questa graduatoria: per gran parte della sessione, infatti, a dettare il ritmo era stato proprio Di Giannantonio, finché la scelta di montare coperture fresche – operata da Marini e Acosta negli ultimi minuti – non ha stravolto l’ordine d’arrivo. Una dinamica, quella delle mescole nuove contro le gomme usate, che ha trasformato la FP1 in un laboratorio tattico più che in un autentico test di potenza purissima.

I big silenziosi e il valore delle scelte tecniche

Se Marini ha goduto dei riflettori, altri piloti illustri hanno invece preferito mantenere un profilo decisamente più basso. Marc Marquez, ad esempio, si è attestato al nono posto senza mai forzare realmente la ricerca del limite, mentre Marco Bezzecchi – suo compagno nel team Gresini – ha addirittura chiuso quattordicesimo. Questi ultimi, assieme a molti altri, hanno evidentemente sfruttato la prima uscita del weekend per accumulare dati sull’usura degli pneumatici e sulla consistenza del mezzo sulle lunghe distanze, accumulando giri senza mai calare la maschera del time attack. L’impressione, leggendo i distacchi, è che il giro veloce di Marini vada preso per quello che realmente rappresenta: un segnale di competitività della Honda in configurazione da qualifica – aspetto non secondario per una Casa che negli ultimi anni ha sofferto proprio in quel frangente – ma non necessariamente un indicatore assoluto degli equilibri che vedremo in gara. Del resto, a Le Mans, pista dove il meteo capriccioso e l’asfalto cedevole spesso ridisegnano le carte in tavola, le prime libere servono soprattutto a evitare errori madornali e a trovare un setup di base.

Il caso gomme e la gestione del tempo in pista

La vera partita, nella sessione, si è giocata sulla pianificazione dell’uscita dai box. Nessuna sorpresa, dunque, vedere Di Giannantonio scivolare al quarto posto dopo aver dominato per quasi mezz’ora: il suo tempo di 1’31”548, ottenuto con gomme già scaldate da diversi giri, non poteva reggere il confronto con i tentativi lanciati a pochi secondi dalla bandiera a scacchi. Marini ne ha approfittato con intelligenza, così come Acosta, autore di un giro pulito e privo di sbavature. Zarco, invece, ha trovato il suo miglior parziale con mescole già utilizzate, circostanza che lascia ben sperare per il suo feeling con la LCR nelle fasi più calde del weekend. Sul fronte Aprilia, l'assenza di una delle due RS-GP ufficiali dalla top ten racconta di una sessione interlocutoria più che di reali difficoltà. Sulle Ducati ufficiali, infine, Bagnaia e Morbidelli hanno chiuso rispettivamente undicesimo e dodicesimo, lontani dai riflettori ma vicinissimi in termini di decimi sul giro secco a molti dei diretti rivali. La sostanza, insomma, è che nessuno ha mostrato tutte le proprie carte, e la vera classifica – quella che conta – si scriverà soltanto quando l’aderenza dell’asfalto salirà e le scelte al box diventeranno irreversibili.

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