Le Mans, Marini graffia nelle libere ma Zarco è il re delle prequalifiche: Marquez jr. beffato, il maiorca costretto alla Q1
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Redazione Sport
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Non è un caso che il venerdì di Le Mans, per sua natura ingannevole e frammentario, restituisca sempre una gerarchia tanto sfuggente quanto affascinante. Nella prima sessione di prove libere del Gran Premio di Francia, quinto atto del Motomondiale 2026, a stupire è stato Luca Marini, il pilota della Honda capace di issarsi al comando con il tempo di 1’30”857. Il romagnolo, che ha preceduto di appena 54 millesimi Fabio Di Giannantonio – in sella alla Ducati del team VR46 – ha offerto una prestazione solida, sebbene l’ordine d’arrivo di questa tornata vada letto con le dovute cautele. Più staccato, a 208 millesimi, lo spagnolo Pedro Acosta (KTM), mentre a completare la top four troviamo Johann Zarco, quarto a 252 millesimi dalla vetta, in una prima scoppola di ritmi che lascia già intravedere le potenzialità della sua Honda in configurazione da gara.
Zarco illumina la pratica del pomeriggio, Di Giannantonio si conferma un osso duro
Se il mattino aveva raccontato di un Marini inaspettatamente preciso, è stato nel corso delle prequalifiche – la sessione più attesa del venerdì – che Johann Zarco ha messo il suo marchio di fabbrica sull’asfalto transalpino. Il francese del team LCR, vincitore qui dodici mesi fa in condizioni di bagnato estremo, ha stampato un 1’29”907, un tempo che profuma di pole position (il record appartiene ancora a Quartararo con 1’29”324). Secondo, a un passo irrisorio di dieci millesimi, lo ritroviamo ancora Di Giannantonio, autore di un avvio di weekend da protagonista assoluto; dietro di loro, terzo a 138 millesimi, c’è Francesco Bagnaia, che già in questa fase dimostra di avere il passo giusto per giocarsi le carte migliori. Alex Marquez, stesso distacco dalla vetta di Bagnaia, chiude quarto, a testimoniare un manipolo di Ducati decisamente compatto.
La sorpresa amara: Marc Márquez fuori dalla top ten, Bezzecchi solo 14°
E qui arriviamo al nodo più spinoso della classifica, quello che trasforma un venerdì apparentemente banale in un piccolo terremoto psicologico. Marc Márquez, l’otto volte campione del mondo, al termine delle prequalifiche si ritrova fuori dai dieci; una posizione che, di fatto, lo costringerà a passare attraverso il taglio della Q1, con tutto ciò che ne consegue in termini di rischio e pressione. L’iberico, che sulla carta avrebbe dovuto essere uno dei grandi favoriti sulla pista dove la sua esperienza conta eccome, paga probabilmente un approccio ancora confuso con le gomme e un assetto non perfetto. E se la caduta in classifica del maiorca colpisce per la sua pesantezza simbolica, non va meglio a Marco Bezzecchi, relegato al quattordicesimo posto con la Ducati del team VR46: per lui, come per Márquez, la domenica comincerà con la temibile ‘trappola’ della prima qualifica. Di contro, sorride anche Alex Rins, capace di portare una Yamaha direttamente in Q2, mentre Aprilia piazza tre piloti nella top ten (con Raul Fernandez quinto in mattinata e poi confermatosi nei pressi dell’élite).
Honda sorride con i suoi due alfieri, la Ducati insegue ma non comanda
La fotografia di questo primo giorno di prove a Le Mans, insomma, ci restituisce una Honda in grado di lottare per la prima fila con entrambi i suoi portacolori – Marini e Zarco – una Ducati che macina tempi bassi ma che non riesce a monopolizzare la vetta come talvolta ci ha abituato in passato, e un Marc Márquez che al momento sembra aver smarrito quel millesimo nervoso che separa il genio dall’emergenza. Zarco, spinto dall’affetto del pubblico locale, ha trovato un feeling immediato con la RC213V, riuscendo a esprimere una velocità sul giro secco che mancava da tempo alla casa giapponese. Le qualifiche di domani, con i dieci piloti già certi della Q2 e gli altri costretti a giocarsi il tutto per tutto nel primo turno eliminatorio, promettono già scintille. Resta inteso che su una pista come Le Mans, celebre per le sue instabili condizioni meteo e per un asfalto che cambia volto di sessione in sessione, nessuna gerarchia del venerdì è destinata a durare.




