Gran Premio del Brasile, la rivincita di Di Giannantonio su Marquez: “Questa volta volevo stare davanti”
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Redazione Sport
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Il ritorno della MotoGP in Brasile, dopo oltre due decenni di assenza dal calendario, ha regalato non solo il brivido della velocità sul tracciato di Goiania – il secondo più corto del mondiale dopo il Sachsenring – ma anche una bagarre destinata a restare negli annali dell’inizio di questa stagione 2026. Se la domenica ha incoronato Marco Bezzecchi, in sella all’Aprilia, come dominatore indiscusso della gara lunga, è stato il duello per il gradino più basso del podio a catalizzare l’attenzione, riaccendendo quella scintilla agonistica che spesso trasforma una gara da semplice corsa a sfida personale. A contenderselo, due piloti dal carattere diametralmente opposto ma accomunati dalla stessa fame: Marc Marquez, ancora alla ricerca della condizione ottimale dopo l’infortunio alla spalla che ne aveva condizionato la fine del 2025, e Fabio Di Giannantonio, l’italiano del team VR46, deciso a non farsi soffiare il risultato sotto il naso come era successo il giorno prima.
La Sprint del sabato aveva visto Marquez prevalere proprio ai danni di Di Giannantonio, un sorpasso che evidentemente il romano non aveva digerito. Nella gara lunga, quindi, le premesse per una resa dei conti c’erano tutte. Il confronto è esploso a pochi giri dal termine, con Marc Marquez che, dopo aver avvicinato il rivale, ha tentato l’attacco all’interno di una delle poche traiettorie percorribili su questo tracciato così stretto. La manovra è stata al limite del contatto, tanto che Di Giannantonio è stato costretto ad allargare la traiettoria per evitare la caduta, perdendo temporaneamente la posizione. Tuttavia, a differenza di quanto accaduto nella Sprint, il pilota del team VR46 non si è dato per vinto, rispondendo con un contrattacco immediato che gli ha permesso di riconquistare la terza piazza e tagliare il traguardo davanti al campione spagnolo.
Al termine della gara, Di Giannantonio ha spiegato con schiettezza il proprio stato d’animo, rivelando la determinazione che lo ha animato per tutto il Gran Premio. “Ho spinto molto forte – ha dichiarato il pilota italiano – soprattutto perché questa mattina ho preso un colpo alla spalla, come l’anno scorso, ma non volevo pensarci. All’inizio è stato difficile perché Jorge (Martin) e Marco (Bezzecchi) avevano qualcosa in più, ma alla fine la lotta con Marc è stata molto aggressiva”. La frase che ha fatto maggiormente rumore, però, è stata quella conclusiva, quando ha ammesso senza giri di parole l’intenzione precisa di non cedere il passo: “Ma questa volta, la verità è che era o io, o io. Ieri me l’aveva strappata, oggi non era la vittoria, ma è stata una grande battaglia. Amo lottare con Marc”.
Dall’altra parte del box, Marc Marquez non ha nascosto le difficoltà tecniche e fisiche che lo stanno caratterizzando in questo avvio di campionato. L’inizio della stagione 2026, per il #93, è stato finora al di sotto delle aspettative, un dato che emerge chiaramente se confrontato con il dominio assoluto mostrato prima dell’infortunio patito a Mandalika nella scorsa stagione. In Brasile, oltre alla consueta lotta con il recupero dalla lesione alla spalla, si è aggiunta una variabile tecnica non indifferente: la carcassa posteriore rigida, portata dalla Michelin per far fronte alle alte temperature, ha messo in difficoltà la Desmosedici GP, risultando particolarmente indigesta al progetto ufficiale di Borgo Panigale.
Analizzando il duello con Di Giannantonio, Marquez ha fornito una spiegazione puntuale del momento che ha deciso l’esito della gara, puntando il dito non tanto sull’aggressività dell’avversario, quanto sulle condizioni insidiose dell’asfalto. “Oggi era possibile salire sul podio – ha commentato lo spagnolo – ma ho commesso un errore proprio in quella curva dove l’asfalto stava cedendo. Ho quasi perso l’anteriore perché ho spinto troppo”. Un riferimento, questo, alla decisione presa dalla direzione gara di ridurre la distanza del Gran Premio da 31 a 23 giri, proprio a causa delle problematiche legate al manto stradale che minacciavano l’incolumità dei piloti. Marquez ha tenuto a sottolineare, comunque, di aver preferito finire quarto piuttosto che rischiare una caduta inutile: “Se si toccava quel punto, che era la traiettoria ideale, era estremamente scivoloso. Ho sfiorato quel punto, ho perso l’anteriore e sono finito sul cordolo. Sapevo che Diggia era vicino e che mi avrebbe superato”.
A fare da cornice a questo duello c’è stata una gara dominata in lungo e in largo da Marco Bezzecchi, alla sua quarta vittoria consecutiva in MotoGP, che ha ulteriormente rafforzato il momento d’oro dell’Aprilia. La Casa di Noale ha occupato il primo e secondo posto con Bezzecchi e Jorge Martín, confermando un vantaggio in termini di gestione delle gomme e stabilità che per ora la Ducati fatica a contrastare, specialmente nella gara lunga. Bezzecchi, partito dalla pole ideale dopo un venerdì complicato che lui stesso ha definito “schifoso”, ha gestito il vantaggio con sicurezza, tenendo a bada il rientro del compagno di squadra Martín e lasciando alle spalle un manipolo di Ducati incapaci di impensierire il ritmo delle Aprilia.




