Il gran premio del Brasile, le scintille tra Di Giannantonio e Marquez e il rebounding fisico del ducatista
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Redazione Sport
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La domenica del Gran Premio Estrella Galicia 0,0 del Brasile ha regalato, al di là della consueta cronaca della gara, un confronto a distanza – e poi ravvicinato nel microfono della conferenza stampa – tra Fabio Di Giannantonio e Marc Marquez. L’italiano, che ha avuto la meglio nella bagarre per l’ultimo gradino del podio, ha voluto sottolineare il valore di un sorpasso che sapeva di rivalsa, considerando l’esito della Sprint del sabato. “Stavolta volevo stare davanti”, ha detto il centauro della VR46, lasciando intendere come la gestione dell’evento principale fosse stata pianificata con l’obiettivo preciso di riscattare quanto accaduto nella gara breve, dove il margine a favore dello spagnolo era stato più netto.
Dall’altra parte, Marc Marquez, giunto quarto sotto la bandiera a scacchi, ha analizzato il duello finale con un approccio più tecnico, quasi chirurgico. Nell’ammettere l’errore che gli è costato la posizione, il #93 ha fornito un dettaglio non secondario sulle condizioni del tracciato: “Ho sbagliato proprio dove stava cedendo l’asfalto”. Una precisazione, questa, che sposta il fulcro del discorso dalla mera lotta tra piloti alle insidie offerte da un circuito reso insidioso dalla pioggia dei giorni precedenti, ma anche dalla consueta evoluzione del manto durante la gara lunga.
L’inizio di stagione oltre le aspettative e il rebus tecnico della Ducati
L’avvio del mondiale 2026 si sta rivelando, per Marc Marquez, più complesso del previsto. Se si esclude la vittoria nella Sprint di ieri, un risultato che aveva riacceso i riflettori sulla sua capacità di essere immediatamente competitivo, la domenica sembra raccontare una storia diversa. Il distacco dal vertice, in questa prima parte di campionato, appare più marcato rispetto allo strapotere mostrato nella stagione precedente, quella che lo vedeva dominare prima dell’infortunio occorso a Mandalika.
A pesare nel fine settimana brasiliano, come ammesso dallo stesso pilota e confermato dalle dinamiche di box, è stata una variabile tecnica non indifferente: la carcassa posteriore rigida. Una scelta che, storicamente, si sposa male con le caratteristiche della Desmosedici GP, creando un divario in termini di adattamento che i tecnici di Borgo Panigale devono ancora colmare. Vedere il #93 costretto a correre in difesa, per quanto possa sembrare un ossimoro considerando il suo palmarès, è stata la fotografia più fedele di un weekend in cui l’asticella delle aspettative, forse, era stata posizionata più in alto dopo il risultato del sabato.
Il recupero fisico e le parole a freddo sul risultato
C’è poi un altro fronte, quello fisico, che Marquez sta ancora gestendo con cautela. Il percorso di recupero dall’infortunio alla spalla procede, ma condiziona ancora la libertà di movimento in sella, in particolare in alcuni settori del circuito. Lo stesso pilota, dialogando con i giornalisti inglesi al termine della competizione, ha evidenziato come le sensazioni siano migliorate “passo dopo passo”, pur con una limitazione oggettiva: “Mi mancano solo i primi giri”, ha spiegato, isolando il punto debole attuale della sua prestazione.
A preoccuparlo, ammette, erano in particolare le lunghe curve a destra, una tipologia di traiettoria che mette a dura prova la muscolatura e l’articolazione ancora in fase di riadattamento. Nonostante il quarto posto finale, e nonostante la consapevolezza di aver perso il duello con Di Giannantonio proprio nell’ultima fase, Marquez ha voluto guardare al bicchiere mezzo pieno. “Se prendiamo tutto il weekend e tutti i punti, è stato un buon weekend”, ha commentato, seppur con la franchezza che lo contraddistingue. Quando gli è stato chiesto se fosse contento, la risposta è stata secca: “No, voglio dire, se sei fuori dal podio non sei mai contento”. Una frase che racchiude l’etica del pilota, ma che lascia intendere quanto il margine di miglioramento sia ancora ampio, sia dal punto di vista della messa a punto della moto che della condizione fisica.
L’asfalto di Goiania e i condizionamenti esterni
Le condizioni meteorologiche, con la pioggia che ha caratterizzato le giornate precedenti sulla città di Goiania, hanno giocato un ruolo non marginale nell’economia dell’evento. Se da un lato le prove libere del venerdì avevano messo in mostra l’esperienza di Johann Zarco, capace di districarsi al meglio in condizioni di scarsa aderenza, dall’altro lato hanno reso il manto stradale particolarmente insidioso per la gara lunga. È proprio in questa transizione – tra l’asciutto parziale di domenica e i residui di umidità lasciati dalle precipitazioni – che si è giocata la partita finale per il podio.
La bagarre tra Di Giannantonio e Marquez, culminata con il sorpasso decisivo dell’italiano, ha messo in luce come la scelta della carcassa posteriore rigida, già penalizzante in termini di trazione per la Ducati, lo sia diventata ancor di più su un asfalto che, come ha sottolineato lo stesso Marquez, stava “cedendo” in un punto specifico. L’errore, localizzato proprio laddove la tenuta era minore, ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso in una lotta all’ultimo respiro. Per Di Giannantonio, invece, è arrivata la conferma di una crescita costante, con la capacità di capitalizzare sulle difficoltà altrui senza commettere sbavature, riscattando così l’esito della Sprint che lo aveva visto soccombere al diretto rivale.




