Scintille fra Di Giannantonio e Marquez: “Stavolta volevo stare davanti”
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Redazione Sport
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Nel ritorno della MotoGP in Brasile, una cornice da record con oltre 148mila spettatori sugli spalti di Goiania, è stata l’Aprilia a dettare legge, consegnando a Marco Bezzecchi una vittoria che ha il sapore di una presa di potere iridata. Il pilota di Rimini, partito dalla seconda piazza, ha piazzato un allungo già al primo giro bruciando il poleman Fabio Di Giannantonio, costruendo poi un margine che nessuno è riuscito a colmare per tutti i 23 giri della domenica, resi tali da una decisione dell’ultimo minuto dei commissari che hanno ridotto la distanza originale di otto tornate a causa delle precarie condizioni dell’asfalto. Una scelta, quest’ultima, che ha imposto a piloti e squadre un rapido adattamento, senza la possibilità di rivedere la strategia gomme, ma che non ha minimamente scalfito la determinazione del #72, il quale ha festeggiato la quarta affermazione consecutiva in una gara lunga e si è installato al comando della classifica mondiale con 56 punti.
Se Bezzecchi viaggiava solitario, alle sue spalle si consumava un duello serrato per il gradino più basso del podio, che ha visto protagonisti Fabio Di Giannantonio e Marc Marquez. Il romano, desideroso di riscattare il secondo posto della Sprint dove un errore a tre giri dalla fine gli era costato la vittoria proprio a favore del campione spagnolo -7, ha dato vita a uno scambio di posizioni intenso e vibrante. Marquez, che aveva inizialmente avuto la meglio, ha poi ammesso di aver commesso un errore proprio in quel punto del tracciato dove l’asfalto mostrava segni di cedimento, una sbavatura che Di Giannantonio ha sfruttato con cinismo per riprendersi la posizione e difenderla fino alla bandiera a scacchi. “Stavolta volevo stare davanti”, il messaggio implicito lanciato dal pilota del VR46 Racing, che al fotofinish ha dovuto cedere il passo anche al compagno di squadra Jorge Martin, il quale, nel frattempo, ha approfittato della bagarre tra i due per infilarsi in seconda piazza e siglare una storica doppietta per la casa di Noale.
L’analisi di un fine settimana segnato da cadute e strategie azzardate
La gara, disputatasi sull’Autodromo Internazionale Ayrton Senna, ha messo in luce le difficoltà strutturali di un circuito che torna ad ospitare la massima categoria dopo decenni di assenza. Marc Marquez, analizzando a fine gara i retroscena del confronto, non ha nascosto la frustrazione per un fine settimana che sulla carta prometteva di più, sottolineando come la pista offrisse poche opportunità di sorpasso e come l’azzardo del sorpasso lo avesse esposto alla controffensiva dell’italiano. La difficoltà di interpretare al meglio le traiettorie è stata confermata anche dalle parole di Di Giannantonio, che pur esprimendo soddisfazione per il primo podio stagionale, non ha nascosto una certa amarezza per l’occasione sfumata nella gara breve del sabato, un errore che aveva definito “stupido”. Al di là dei duelli al vertice, il GP del Brasile ha visto una sequenza di ritiri pesanti che hanno condizionato il prosieguo della stagione. Francesco Bagnaia, dopo la caduta nella Sprint, è finito nuovamente a terra nel corso della decima tornata, così come Joan Mir, entrambi costretti a chiudere anzitempo la propria gara e a perdere terreno prezioso in classifica.
Le gerarchie mondiali dopo il secondo appuntamento stagionale
L’esito della gara ha ridisegnato la classifica iridata con conseguenze immediate. Con i 25 punti della vittoria, Marco Bezzecchi si è issato al primo posto con 56 punti, scavalcando Pedro Acosta che, a causa di un settimo posto sofferto e della scelta azzardata della mescola morbida al posteriore, è scivolato in terza posizione con 42 punti. A completare il podio virtuale del campionato c’è proprio Jorge Martin, che con il secondo posto raccoglie 45 punti e si conferma in ottima forma, dimostrando di essere pienamente recuperato dopo le difficoltà fisiche che ne avevano condizionato la scorsa annata. Per quanto riguarda le squadre, Aprilia ha piazzato un colpo quasi definitivo nelle gerarchie iniziali: la squadra ufficiale guida la classifica team con 101 punti, mentre nel campionato costruttori il marchio italiano gode di un vantaggio di 17 punti sulla Ducati, grazie ai 64 punti totalizzati contro i 47 della rivale. Con quattro caduti nella sola gara lunga, tra cui anche Jack Miller alla sua duecentesima presenza nella categoria, e con le difficoltà incontrate dai piloti ufficiali Yamaha, il campionato si avvia verso la prossima tappa di Austin con un nuovo leader e con un equilibrio tecnico che sembra essersi spostato pesantemente verso le moto di Noale.




