“Widow’s Bay”, il sindaco tra maledizioni e risate finisce nel mirino della critica

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è una sottile linea di costa, quella del New England, che da sempre ispira storie di nebbie cariche di sale e segreti indicibili; è su questa scia, a dir poco inquietante, che si muove “Widow’s Bay”, la nuova creatura horror-comedy firmata Katie Dippold (già nota per Parks and Recreation) e approdata da oggi, 29 aprile, sul catalogo di Apple TV. La serie – la cui première è stata accompagnata da un battage promozionale intenso e da una curiosità crescente nei suoi confronti – getta subito lo spettatore in una realtà claustrofobica, quella di un’isola sperduta a quaranta miglia dalla costa, dove il progresso sembra essersi fermato agli anni Ottanta, complice l’assenza di wi-fi e un segnale telefonico quanto mai ballerino. Al centro di questa bolla senza tempo, il sindaco Tom Loftis, interpretato da un Matthew Rhys in stato di grazia, cerca disperatamente di trasformare il buco di paese in una rinomata meta turistica, ignorando però (o forse sottovalutando) un piccolo grande dettaglio: gli abitanti sono convinti che l’intera isola sia vittima di una maledizione vecchia secoli.

Lontana dall’essere l’ennesima parodia del genere, quella costruita dalla Dippold è un’operazione narrativa che osa mescolare i codici del brivido con quelli della commedia sociale, spesso con esiti sorprendenti. La recensione del primo lotto di episodi – tre quelli disponibili oggi, seguiti da una cadenza settimanale fino a coprire il totale di dieci – sembra confermare l’intuizione di fondo: “Widow’s Bay” funziona proprio quando non si prende troppo sul serio, anche se la tensione psicologica, quel senso di minaccia latente che ricordava certi climax alla Lo squalo, rimane un pilastro portante della sceneggiatura. La critica internazionale, dopo aver visionato i primi capitoli, ha elogiato in particolare la cura maniacale per i dettagli e la caratterizzazione dei personaggi secondari, da Patricia (Kate O’Flynn) – una segretaria dal carisma stralunato e nervoso – al burbero Wyck (Stephen Root), longevo abitante che cerca invano di avvertire il primo cittadino del pericolo imminente.

Quando la provincia diventa un personaggio

Non sarebbe giusto parlare di questo show senza sottolineare come l’ambiente stesso divori i suoi attori. La cittadina fittizia, avvolta in un’aura di decadenza e superstizione, agisce quasi come un organismo autonomo, respingendo chiunque tenti di scappare o, peggio ancora, di sfruttarne le risorse per fini economici. Loftis, che è un vedovo alle prese con un figlio adolescente, non è un eroe classico: la sua disperazione nel risollevare le sorti della comunità lo rende tragicomico, spingendolo a negare l’evidenza pur di vedere il suo nome su una guida turistica. E questa, forse, è la trovata più riuscita della sceneggiatura. Katie Dippold, in un’intervista rilasciata alla vigilia del debutto, ha confessato di essersi ispirata non solo ai grandi classici dell’horror anni Ottanta, ma anche a commedie sofisticate come *Tootsie*, creando un cortocircuito emotivo che disarma lo spettatore. L’effetto, va detto, è straniante ma mai noioso.

Sul piano produttivo, Apple TV dimostra ancora una volta di puntare sulla qualità estetica e sulla solidità della scrittura, distanziandosi dai ritmi frenetici di altre piattaforme. La fotografia sfrutta le tonalità grigie e fredde del mare in tempesta, mentre la regia – affidata anche a Hiro Murai per diversi episodi – gioca con l’attesa, costruendo sequenze in cui il rumore del vento diventa più angosciante di qualsiasi jump scare. C’è un’attenzione quasi artigianale agli effetti speciali, con un ricorso a trucchi e costumi che restituiscono un senso di “realtà” anche alle apparizioni più mostruose. Se da un lato i primi episodi spingono sull’acceleratore del ritmo comico, con dialoghi serrati e situazioni grottesche, dall’altro lo show non esita a virare verso territori più oscuri quando entra nel merito delle tragedie passate dell’isola.

Un horror che sorride nell’ombra

La vera sfida, per una serie che si definisce “horror-comedy”, è mantenere l’equilibrio senza scivolare nel trash. “Widow’s Bay” ci riesce grazie a una scrittura che non banalizza mai le credenze dei locali, trattando il folklore con rispetto e trasformando la maledizione in una metafora della stagnazione sociale. I particolari macabri – come le sparizioni misteriose o le figure incappucciate che si intravedono tra gli alberi – vengono dosati con parsimonia, proprio per far sì che la loro comparsa abbia un peso specifico diverso dal solito. Di certo, chi cerca uno slasher veloce e cruento potrebbe rimanere spiazzato dalla lentezza quasi ipnotica di alcune sequenze; ma è proprio quella lentezza a rendere l’atmosfera inesorabile. E tra una risata amara e un sussulto di paura, si scopre che il vero mostro, forse, non è la strega che si dice abiti nella palude, ma la rassegnazione di chi è nato lì e non ha mai avuto il coraggio di salire su un traghetto per andarsene.

Apple TV, abituata a lanciare prodotti di nicchia che spesso diventano fenomeni globali, punta molto su questa strana alleanza tra generi, consapevole che il pubblico odierno gradisce storie fuori dagli schemi. Il cast, che include anche volto noti come quello di Dale Dickey e Kevin Carroll, regge perfettamente la tensione, con Matthew Rhys capace di passare dal disprezzo sarcastico allo smarrimento totale in una frazione di secondo. Con dieci episodi a disposizione, la narrazione ha tutto il tempo per scavare nelle crepe dell’illusione del sindaco, mentre il conto alla rovescia per la prossima disgrazia scorre inesorabile.

Il verdetto della prima settimana

I primi tre episodi, disponibili in esclusiva, gettano solide fondamenta per un intreccio che promette di sorprendere. Non mancano i riferimenti colti alla cinematografia di genere, dal *The Shining* a *Fenomeni paranormali*, ma l’originalità risiede nel tono, volutamente dissonante. Le recensioni provenienti dagli Stati Uniti lodano la capacità della serie di mantenere alta la suspense senza mai abbandonare la vena ironica che contraddistingue il protagonista. Per gli abbonati alla piattaforma, l’appuntamento è quindi fissato: si parte con uno strano miscuglio di risate e brividi, in attesa di vedere se questa maledizione sarà solo una suggestione o qualcosa di molto più concreto. E mentre Loftis cerca di convincere un inviato del *New York Times* che la sua è solo una località balneare come tante, lo spettatore sa già che, dietro l’angolo, si nasconde qualcosa di viscido, antico e decisamente poco ospitale.

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