L’addio a Riccardo Merkuri, il ventenne che si è tolto la vita dopo aver picchiato la madre

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sarà la collegiata di San Biagio a Pollenza, il paese dove la famiglia vive da oltre vent’anni, a ospitare domani pomeriggio alle quindici il funerale di Riccardo Merkuri. Per il ventenne, che venerdì notte si era lasciato cadere nelle acque del porto di Civitanova dopo aver aggredito selvaggiamente la madre, ieri è arrivato il tragico epilogo delle ricerche: il suo Corpo, esanime, giaceva sul fondale, proprio sotto il motopontone e esattamente nel punto in cui le telecamere di videosorveglianza lo avevano inquadrato mentre compiva il gesto disperato. I sommozzatori dei vigili del fuoco di Ancona lo hanno recuperato intorno a mezzogiorno, chiudendo così trentotto ore di angoscia e di speranza per i familiari.

La dinamica dell’aggressione e la fuga verso la costa

La sera del suo compleanno, Riccardo si trovava in casa con la madre, Albana Kastriot, una cinquantatreenne titolare di un centro estetico molto conosciuta in zona. Il padre, Mario Merkuri, e il fratello maggiore erano invece fuori casa quando, intorno alle ventuno, una lite degenerata in modo inaudito ha sconvolto la quiete dell’abitazione. Il ragazzo, per cause che gli inquirenti stanno ancora accertando, ha colpito ripetutamente la madre al volto con una violenza tale da procurarle la frattura della mandibola; la donna, trovata dal marito al suo rientro, era riversa in bagno, priva di sensi e in una pozza di sangue. Subito dopo l’aggressione, il ventenne è salito a bordo della sua Mercedes Classe A, lasciando a casa il telefono cellulare – che è stato poi sequestrato dai carabinieri – e si è diretto verso Civitanova, dove ha parcheggiato nel piazzale di largo Donatori di sangue, all’ingresso del porto.

Il dramma davanti alle telecamere e le ricerche in mare

Le immagini dell’impianto di videosorveglianza dell’area portuale, visionate dopo il ritrovamento dell’auto, hanno restituito la sequenza degli ultimi istanti di vita del giovane. Lo si vede scendere dalla macchina, addentrarsi nella zona del molo Sud e gettarsi in acqua dalla banchina vicino a un motopontone. Un frame, poi, lo mostra mentre riemerge per un istante, quasi una esitazione o forse un tentativo disperato di tornare indietro, salvo poi lasciarsi andare di nuovo tra i flutti, scomparendo per sempre alla vista. Da quel momento, per tutto sabato e fino a domenica mattina, una task force composta da sommozzatori del nucleo di Teramo, dalla Guardia costiera con una motovedetta e un battello pneumatico, oltre a droni e squadre a terra, ha setacciato lo specchio acqueo senza sosta, nella speranza – rivelatasi vana – che potesse essersi aggrappato a qualche struttura o essere riemerso altrove.

Il dolore del padre e le condizioni della madre

Mario Merkuri, che ha seguito ogni fase delle ricerche dalla banchina del porto, ha affidato ai cronisti presenti il proprio strazio e una possibile chiave di lettura di quanto accaduto. A suo avviso, il figlio deve aver pensato che la madre fosse morta sotto i suoi colpi e, sopraffatto dalla disperazione e dal rimorso, avrebbe deciso di farla finita, un gesto che il padre ha definito “deciso” e consapevole. La donna, Albana Kastriot, si trova attualmente ricoverata in coma farmacologico all’ospedale di Macerata; i sanitari, pur descrivendo il quadro clinico come serio a causa delle lesioni al volto e della frattura alla mandibola, escludono che sia in pericolo di vita. La comunità di Pollenza, dove la famiglia albanese è perfettamente integrata sin dagli anni Novanta e dove Riccardo aveva giocato a calcio nelle giovanili del Montemilone, si stringe ora attorno ai parenti colpiti da una duplice, immane tragedia.

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