Addio a Sora, l’Ai video cambia pelle: niente più “giochi”, ora si passa al fatturato

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La notizia, per chi seguiva con interesse il settore, è arrivata come un fulmine a ciel sereno, anche se in realtà era nell’aria da tempo: OpenAI ha chiuso i battenti di Sora, il suo ambizioso progetto di video generazione. Non c’è però da disperarsi, né da lasciarsi prendere dalla malinconia per questa scomparsa; anzi, questo passo indietro del colosso guidato da Sam Altman – che tra l’altro, in queste stesse ore, ha sospeso i piani per il discusso chatbot erotico “Citron mode” -2-6 – è il segnale più evidente che il mercato stia finalmente diventando adulto. Se da una parte chiudiamo il sipario sulle “curiosità” tecnologiche, dall’altra si alza il sipario su un palcoscenico molto più serio, dove a farla da padrone non è più l’effetto wow, ma la filiera professionale e i ricavi concreti.

Il mercato si spezza: da una parte i generatori puri, dall’altra le suite professionali

Il panorama dei servizi per creare video con l’intelligenza artificiale, se lo osserviamo con attenzione, si è ormai diviso in due grandi famiglie interdipendenti ma distinte. Da un lato troviamo i modelli specializzati nella generazione pura, quelli capaci cioè di trasformare un testo o un’immagine in una clip, magari anche realistica. Dall’altro lato restano invece centrali, e lo saranno sempre di più, gli ambienti in cui si monta davvero il girato, si pulisce l’audio con attenzione, si fa il cosiddetto finishing e, infine, si prepara una consegna degna di uno studio professionale. La scommessa, oggi, non è più chi fa il video più lungo o più “allucinante”, ma chi riesce a offrire un prodotto finito, pronto per essere utilizzato in un contesto lavorativo vero.

E in questo nuovo ecosistema, a prendere il posto lasciato vuoto da Sora, sono tanti i nuovi protagonisti. Si va da colossi come Adobe, che integrano l’Ai nei loro flussi di lavoro tradizionali, a piattaforme come Fiverr, che mettono in contatto domanda e offerta di competenze specifiche, passando per una miriade di start-up che offrono soluzioni per avatar, editing avanzato e gestione dei diritti. La vera sfida, insomma, si sta spostando dai laboratori di ricerca ai reparti di vendita e monetizzazione. Il lutto per la morte di Sora, quindi, dura giusto lo spazio di un respiro: il mercato della generazione video con l’intelligenza artificiale è stimato in forte crescita e non ha alcuna intenzione di fermarsi.

OpenAi cambia rotta: addio progetti periferici e benvenuto business

Ma perché OpenAI ha deciso di abbandonare proprio adesso una creatura che, solo pochi mesi fa, sembrava destinata a rivoluzionare l’intero settore? La risposta è semplice e spietata, come spesso accade quando si parla di bilanci e prospettive future. La società, che deve mantenere una leadership indiscussa nel campo dell’intelligenza artificiale, ha annunciato di voler abbandonare quelli che i suoi stessi dirigenti hanno definito “progetti periferici”. Il caso di Sora, a ben vedere, era clamoroso: un’applicazione che consumava risorse immense – si parla di costi operativi proibitivi legati alla potenza di calcolo necessaria – e che faticava a trasformare l’attenzione mediatica in veri dollari.

Allo stesso modo, la sospensione del “Citron mode”, il chatbot per contenuti sessualmente espliciti, rientra perfettamente in questa nuova strategia di razionalizzazione. Le preoccupazioni sui rischi sociali e reputazionali, evidentemente, erano diventate troppo grandi per essere ignorate, specie in un’era in cui la regolamentazione e la sensibilità verso i temi etici sono sotto i riflettori. Meglio concentrarsi, dunque, su ciò che funziona e che può essere venduto a caro prezzo alle aziende: parliamo di agenti intelligenti, di coding assistito e di servizi B2B altamente specializzati. Lo spazio del video generativo, insomma, viene lasciato volentieri a chi è disposto a fare sul serio con un approccio specialistico, lontano dai riflettori effimeri dei social media.

Dalla curiosità alla produzione: avatar, editing e i nuovi nodi da sciogliere

Se guardiamo al nuovo mondo che si sta aprendo, emergono con chiarezza i veri pilastri su cui si reggerà l’offerta dei prossimi anni. Da una parte ci sono gli avatar e i presentatori virtuali, sempre più realistici e utilizzati per formatori aziendali, video di marketing personalizzati o assistenti clienti. Dall’altra c’è l’editing avanzato: non più solo tagli lineari, ma strumenti in grado di rimuovere oggetti, modificare inquadrature o cambiare lo stile di una scena con un semplice comando testuale.

E poi, dulcis in fundo, c’è il nodo della monetizzazione. Se i modelli “base” come Sora hanno dimostrato che la semplice vendita di abbonamenti ai consumatori non basta a coprire i costi (specie quelli energetici), la nuova via è quella della piattaforma integrata. Si punta a creare ecosistemi chiusi dove l’utente non solo genera il video, ma lo modifica, lo correda di sottotitoli, lo traduce e lo esporta direttamente sui canali di destinazione. Una trasformazione, questa, che richiede competenze trasversali e una visione d’insieme che molti player, complici le recenti turbolenze geopolitiche e le nuove tariffe sui componenti elettronici, faranno fatica a sostenere.

Il mercato, insomma, ha smesso di giocare. E chi non ha le spalle coperte da un solido piano industriale, come ha dimostrato OpenAI rinunciando a Sora, rischia di restare fuori dai giochi molto, molto presto.

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