Ferrari più vicina a Mercedes, ma la rimonta mondiale passa da una perfetta esecuzione a Monza
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Redazione Sport
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Le qualifiche del Gran Premio d'Italia hanno consegnato alla Ferrari un risultato che, letto con attenzione, assume i contorni di un’opportunità più che di una delusione. Se in molti si aspettavano un colpo di scena capace di proiettare le SF-26 in prima fila, la realtà della griglia parla di una seconda fila conquistata con Charles Leclerc e Lewis Hamilton, rispettivamente terzo e quarto dopo la penalità inflitta a Oscar Piastri.
Eppure, il dato più significativo emerso dal sabato di Monza non è tanto la posizione, quanto il distacco: appena un decimo e mezzo da George Russell, un margine che testimonia come l’aggiornamento del motore, il cosiddetto ADUO-2, abbia effettivamente compiuto il suo dovere, avvicinando la Rossa a quelle Mercedes che fino a poche settimane fa sembravano irraggiungibili sul dritto.
Il vero rammarico, per i vertici di Maranello e per i tifosi accorsi numerosi al Tempio della Velocità, è però legato a un’esecuzione che non è stata all’altezza del potenziale espresso dalla vettura.
Lewis Hamilton, che scatterà dalla seconda fila, non ha nascosto la propria frustrazione per una sessione che, a suo avviso, avrebbe potuto regalare molto di più. La chiave di lettura offerta dal sette volte campione del mondo è chiara: il pacchetto tecnico della Ferrari ha fatto un passo in avanti, come dimostrato dalle prestazioni del venerdì, ma è mancata la perfezione tattica nei momenti decisivi, in particolare nella gestione delle scie e dei tempi di uscita dai box, un aspetto cruciale su una pista come quella brianzola dove ogni decimo si guadagna o si perde in scia.
Il valore dell'aggiornamento e la gestione dell'energia
L’introduzione del nuovo motore era l’evento più atteso del weekend per la Ferrari, chiamata a colmare il divario di potenza che da inizio stagione la penalizza rispetto alla power unit Mercedes. Lo stesso team principal Frederic Vasseur ha riconosciuto che l’ADUO-2 rappresenta un passo in avanti, sebbene abbia prudentemente sottolineato come le prestazioni in rettilineo non dipendano esclusivamente dal motore, ma anche da fattori come la resistenza aerodinamica e il peso della vettura.
Nonostante ciò, la sostanza è che il gap si è ridotto in modo significativo: se in passato la perdita era quantificabile in diversi decimi a giro, ora la Ferrari è lì, a pochi millesimi dalla vetta, in un confronto che sulla distanza della gara potrebbe rivelarsi equilibrato più di quanto i soli tempi delle qualifiche lascino intendere.
La sfida di domenica, tuttavia, si giocherà su un terreno ancora più complesso, quello della gestione dell’energia elettrica. A Monza, il circuito con la più alta percentuale di tempo a gas completamente aperto, la gestione della batteria diventa un elemento strategico di primaria importanza.
Le telemetrie hanno evidenziato approcci diversi tra Mercedes e Ferrari: le Frecce d’Argento sembrano scaricare la potenza elettrica nei primi due settori, guadagnando sui lunghi rettilinei, mentre la Ferrari ha scelto di conservare l’energia per il terzo settore, spingendo con maggiore decisione dal rettilineo della Roggia fino alla mitica Parabolica.
Questa differenza di strategia, che ha reso le performance delle due scuderie così vicine in qualifica ma con caratteristiche opposte, potrebbe rivelarsi la chiave di volta della corsa, dove il traffico e la possibilità di sfruttare il DRS, nonostante l’aerodinamica attiva, giocheranno un ruolo determinante.
Charles Leclerc, partito dalla terza casella, ha parlato apertamente di un “circolo vizioso” legato alla potenza del motore termico Mercedes, che consente ai rivali di utilizzare la spinta elettrica più tardi in uscita dalle curve, ma ha anche confermato la fiducia nel passo gara della SF-26, che nelle simulazioni dei long run si è dimostrato competitivo al punto da alimentare la speranza di una vittoria davanti al pubblico di casa.
La rimonta di Antonelli e il gioco di squadra
La griglia di partenza di Monza presenta un ulteriore elemento di incertezza, destinato a influenzare le dinamiche di gara: la penalità inflitta ad Andrea Kimi Antonelli. Il leader del Mondiale, costretto a partire dal fondo per aver superato il limite di motori stagionali, rappresenta un'incognita non da poco per la corsa al titolo mondiale, che lo vede attualmente distante 59 punti da Hamilton.
Lo stesso pilota britannico ha ammesso che, nonostante la partenza dal fondo, Antonelli avrà la potenza per risalire velocemente il gruppo, complice la performance della sua Mercedes, rendendo la rimonta una minaccia concreta per le posizioni di vertice.
A Maranello, intanto, hanno voluto mettere un punto fermo riguardo alle strategie di squadra. Alla vigilia del Gran Premio, Frederic Vasseur ha chiarito che non ci saranno ordini di scuderia per favorire un pilota rispetto all'altro, una scelta dettata sia dalla distanza ancora colmabile tra Hamilton e Leclerc in classifica, sia dalla volontà di sfruttare la posizione di entrambe le vetture nelle prime file per giocare una partita di squadra diversa, basata sulla potenziale superiorità numerica rispetto a una sola Mercedes di Russell in griglia.
Lewis Hamilton, dal canto suo, ha sottolineato la necessità di lavorare come un unico team, perfezionando quei dettagli nell’esecuzione che in qualifica sono mancati, per cercare di regalare un successo alla tifoseria e tenere aperta una finestra sul mondiale che, con nove gare ancora da disputare, non è ancora chiusa.
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