Altro che "bollito", Hamilton graffia ancora a Barcellona e dedica il trionfo al suo "Bono italiano"
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Redazione Sport
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Lewis Hamilton, che a 41 anni suonati qualcuno aveva frettolosamente archiviato come un fuoriclasse al tramonto, ha offerto una prova di straordinaria vitalità sul circuito di Barcellona-Catalogna. Il sette volte campione del mondo, dopo un 2025 vissuto come una vera e propria traversata nel deserto fatta di risultati opachi e aspettative disattese, ha interrotto un digiuno che durava addirittura dal Gran Premio del Belgio del 2024.
Nel corso di un fine settimana che lo ha visto protagonista assoluto, il pilota della Ferrari ha sfruttato una strategia a tre soste, resa vincente da una tempistica perfetta legata all'ingresso della virtual safety car, per conquistare la 106esima vittoria della sua carriera, la prima in rosso che vale quanto una liberazione.
La sua prestazione, impeccabile nella gestione delle gomme e nella pressione costante esercitata su George Russell (poi costretto ad accontentarsi del secondo posto), ha riacceso immediatamente i riflettori su un titolo mondiale che sembrava ormai un monologo del giovane Antonelli.
L'abbraccio a Carlo Santi e la rinascita dopo il deserto del 2025
La vera svolta, come spesso accade in questo sport dove il fattore umano fa la differenza al pari della tecnica, è arrivata dal muretto. Carlo Santi, l’ingegnere di pista che sulla carta avrebbe dovuto rappresentare solo una soluzione ad interim dopo la riorganizzazione del team, si è rivelato il cosiddetto "factotum" emotivo di cui Hamilton aveva bisogno. Il pilota inglese, che non ha mai nascosto la difficoltà di dover sostituire la sua vecchia "voce guida" (Peter Bonnington, rimasto in Mercedes), ha trovato in Santi un interlocutore misurato e complementare alla sua esuberanza.
“Non ci conoscevamo, non avevamo mai parlato prima – ha raccontato Hamilton a caldo –. È così timido, si capisce che per lui esprimere le emozioni non è facile. L’ho abbracciato per ringraziarlo”. Un attestato di stima che testimonia come il lavoro di cesello nella comunicazione abbia ripagato la scuderia di Maranello, trasformando un rapporto nato quasi per caso in un’arma letale per la rimonta in classifica.
La strategia vincente e il passo falso di Antonelli
Mentre Hamilton celebrava il suo ritorno alla vittoria, a pochi metri di distanza il box della Mercedes viveva la cronaca di un pomeriggio amaro. Il leader del campionato, Kimi Antonelli, che finora aveva dominato la scena con una progressione inarrestabile, ha visto spezzarsi la sua striscia di cinque successi consecutivi a sole quattro tornate dal termine. Il giovane pilota, dopo aver superato brillantemente il compagno di squadra Russell, è stato tradito da un problema tecnico sulla sua monoposto che lo ha costretto al ritiro quando ormai il secondo posto era saldamente in pugno.
Un'occasione persa che ridisegna immediatamente le gerarchie della classifica mondiale: sebbene Antonelli mantenga la vetta con 156 punti, il divario nei confronti di Hamilton si è assottigliato a sole 41 lunghezze. Russell, terzo in gara, segue a 50 punti. “Merito dei ragazzi in fabbrica – ha spiegato Hamilton –. Abbiamo un deficit di potenza da colmare, ma la base di questa vettura è ottima e dobbiamo affrontare una gara alla volta”.
Il podio tutto britannico e una domenica da dimenticare per Leclerc
La gara spagnola ha regalato un altro primato statistico di rilievo, ovvero il primo podio composto esclusivamente da piloti britannici dal lontano Gran Premio degli Stati Uniti del 1968: alle spalle di Hamilton si sono piazzati Russell (Mercedes) e Lando Norris (McLaren). Un risultato che ha messo in luce la forza della scuola inglese, ma che per la Ferrari porta con sé anche il rammarico per il ritiro di Charles Leclerc.
Il monegasco, reduce da un incidente nelle qualifiche del sabato che lo aveva costretto a partire dal fondo, ha visto la sua gara terminare anzitempo, vanificando ogni tentativo di rimonta. Per Leclerc si tratta di un fine settimana nero che lo vede scivolare sempre più indietro nella corsa al titolo, scavalcato da Norris nella graduatoria generale. Lewis Hamilton, dal canto suo, ha le idee chiare sul futuro. “È un sogno che sembrava impossibile – ha concluso –. Ho iniziato a lavorare con Carlo e siamo andati subito d’accordo.
Mi piace pensare che questa vittoria abbia riacceso la sua passione, proprio come lui ha fatto con me”.




