Il super tifone Sinlaku verso le Isole Marianne tra blackout e venti a 290 km/h

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre l’Oceano Pacifico nordoccidentale trasforma la sua superficie in un calderone di energia instabile, il super tifone Sinlaku avanza con una furia che chi la osserva dai satelliti fatica a descrivere a parole: si tratta, stando ai dati diffusi dal Servizio Meteorologico Nazionale, della tempesta più violenta registrata sul pianeta dall’inizio dell’anno, e le sue propaggini più esterne – quelle che di solito fungono da avvisaglia – hanno già cominciato a flagellare Guam con raffiche da tempesta tropicale e piogge persistenti. L’allerta è massima, non tanto per un vezzo precauzionale delle autorità locali, quanto per la concretezza di un fenomeno che soffia a velocità prossime ai 290 km/h, una soglia che trasforma qualsiasi struttura non rinforzata in un potenziale proiettile.

L’avanzata del “mostro meteorologico” e l’impatto su Guam

Sinlaku, il cui nome è stato assegnato da anni da un comitato internazionale per la denominazione dei cicloni tropicali, non è un tifone qualunque: la sua potenza, che gli valse già lo scorso ottobre il titolo di sistema più intenso della stagione precedente, oggi lo candida a essere ricordato come il primo grande evento distruttivo del 2026. Le Isole Marianne Settentrionali – un arcipelago remoto, disperso nell’immensità del Pacifico e territorio d’oltremare degli Stati Uniti – si preparano a ricevere il suo centro nella tarda serata di martedì, ora locale, con venti che potrebbero spazzare via tetti, abbattere linee elettriche e rendere impraticabili le poche strade asfaltate. Nel frattempo, a Guam, l’arrivo delle bande esterne ha già causato raffiche fino a 105 km/h, abbastanza da far ballare i pali della luce e da costringere i residenti a barricarsi in casa.

Blackout diffuso e alberi sradicati prima ancora dell’arrivo del centro

Il dato più impressionante – e lo si evince dai primi rapporti diffusi dalle agenzie di protezione civile – è che nelle Isole Marianne Settentrionali si registra già un blackout diffuso, e questo prima che il cuore del tifone abbia toccato terra. Un’interruzione di corrente che, se da un lato testimonia la fragilità di infrastrutture esposte a eventi estremi, dall’altro rende ancora più complessa la gestione dell’emergenza: senza elettricità, vengono meno i sistemi di raffreddamento, le pompe per l’acqua e, soprattutto, la possibilità di ricaricare i dispositivi che tengono in contatto i residenti con i soccorsi. I venti intensi hanno inoltre sradicato diversi alberi, alcuni dei quali finiti contro abitazioni e veicoli; nessuna vittima è stata ancora segnalata, ma i danni materiali – per quanto parziali – appaiono già significativi.

Saipan, Tinian e la minaccia di categoria 4 o 5

Gli occhi dei meteorologi sono ora puntati su Saipan e Tinian, due delle isole più abitate dell’arcipelago: entrambe rischiano un impatto diretto da parte di Sinlaku, e la scala Saffir-Simpson – quella che classifica gli uragani e i tifoni da 1 a 5 – lo colloca già in una fascia tra la categoria 4 e la 5. Significa che i venti sostenuti superano i 250 km/h, con raffiche ben oltre quella soglia, e che le inondazioni provocate dalle piogge torrenziali potrebbero sommergere le zone basse per ore. Le autorità locali hanno diffuso avvisi che parlano di “inondazioni improvvise e blackout prolungati”, senza però entrare nel dettaglio dei piani di evacuazione; resta intanto bloccato un numero imprecisato di turisti, quelli che avevano scelto queste isole per il loro fascino remoto e che ora si trovano a vivere un incubo logistico. Sinlaku, insomma, non è soltanto un fenomeno atmosferico: è una prova di resistenza per intere comunità insulari, e le prossime ore diranno se le strutture pensate per resistere ai tifoni reggeranno l’urto di questo “mostro silenzioso” che avanza dal mare.

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