Il caso Tramacere, il cugino contro l'odio sui social: «Alcuni avrebbero voluto una tragedia»
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Redazione Interno
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Un silenzio che pesa, adesso, dopo undici giorni di angoscia e di ricerche. È quello scelto da Tatiana Tramacere, la studentessa di Nardò ritrovata in buone condizioni giovedì scorso, ma è anche, in parte, quello che circonda la sua famiglia, stremata da una vicenda che, alla gioia per l’esito positivo, ha fatto rapidamente seguito un’altra, più subdola, battaglia. La giovane, come ha dichiarato, si era allontanata volontariamente, trovando rifugio nella mansarda di un amico, Dragos Ioan Gheormescu, un luogo che, come è emerso, distava appena poche centinaia di metri dalla sua abitazione.
Lo sfogo della famiglia sui social network
A rompere pubblicamente questo clima di attesa è stato un membro della famiglia, il cugino Lorenzo Tramacere, che in un lungo e duro post su Facebook ha voluto rispondere a quanti, soprattutto in rete, hanno rivolto critiche e giudizi affrettati verso Tatiana dopo il suo ritorno. Il suo intervento non usa mezzi termini e fotografa una rabbia profonda: «Lasciatemi essere brutalmente sincero – ha scritto – molti di voi avrebbero preferito un finale peggiore. Una morte, un colpo di scena, qualcosa da raccontare. Perché l'odio ha bisogno di tragedie nuove da divorare. Ma Tatiana è viva. E questo dovrebbe bastare a fermare tutto il resto». Un’accusa netta, che punta il dito contro quella parte del pubblico, nutrita sui social media, la quale, a suo dire, sembra aver vissuto la vicenda più come uno spettacolo da commentare che come una sofferenza reale di persone.
La richiesta di rispetto per una persona fragile
Il cuore della difesa familiare, al di là delle polemiche, ruota intorno a un concetto chiaro: il rispetto per una persona considerata fragile. Il post, infatti, non entra nel merito delle dinamiche che hanno portato alla scomparsa, né approfondisce i rapporti personali della giovane, ma insiste sul diritto di Tatiana a non essere sottoposta a un processo mediatico. «È una ragazza fragile e merita rispetto», è il messaggio che la famiglia vuole far passare, un appello a considerare la complessità umana che sta dietro a un fatto di cronaca, spesso appiattita dalle semplificazioni della rete. La stessa scelta di nascondersi a pochi metri da casa, dettaglio che ha sorpreso molti, viene implicitamente collocata in questa sfera di una vulnerabilità che esige comprensione, non sentenze.
Le indagini e il contesto della vicenda
La vicenda, mentre la discussione pubblica infuria, rimane al centro delle attività degli investigatori, i quali devono chiarire ogni aspetto di quei lunghi giorni. L’attenzione, com’è noto, si è concentrata sulla figura di Dragos Ioan Gheormescu, presso il quale la ragazza ha dichiarato di essersi rifugiata, e sul quale le autorità stanno ovviamente indagando per ricostruire l’esatta dinamica. In paese, intanto, si descrive il padre di Tatiana come una persona stimata e perbene, un meccanico “squisito” a cui, apparentemente, “non mancava niente”, un quadro che rende ancor più misterioso, per chi guarda da fuori, il movente di una fuga volontaria. Il caso, dunque, si sviluppa su due piani paralleli: quello giudiziario, fatto di accertamenti e di deposizioni, e quello sociale, dominato da un confronto spesso aspro tra la difesa della privacy e il clamore della piazza virtuale.




