Gara Intercity a tre lotti, i sindacati scrivono al Mit: "Serve la revisione"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La tregua, se mai c’è stata, è durata lo spazio di un fine settimana. A meno di due settimane dalla presentazione della relazione ministeriale – quel documento depositato il 24 aprile scorso dal dicastero delle Infrastrutture che getta le basi per la futura gestione dei servizi a media e lunga percorrenza – il fronte delle sigle si è ricompattato per chiedere un arretramento netto.

Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Ferrovie hanno inviato il 5 maggio una nota congiunta al Ministero, e il messaggio, veicolato attraverso un testo asciutto e privo di ambiguità, è chiaro: la "Relazione sui lotti di gara" così com'è non può passare. La richiesta, avanzata con una determinazione che lascia intendere l’esistenza di un fronte coeso, è quella di accantonare l’ipotesi del bando diviso in tre tronconi per approdare invece a un modello a "lotto unico".

Ma qual è l’architettura che fa infuriare i rappresentanti dei lavoratori? La relazione, predisposta dal Ministero insieme a Invitalia e ora all'esame dell’Autorità di regolazione dei trasporti in attesa del parere tecnico, prospetta una suddivisione dell’attuale rete Intercity in tre segmenti distinti. Il primo, di gran lunga il più massiccio, abbraccerebbe le direttrici tirreniche e i lunghi collegamenti tra Sicilia, Milano e Roma (64 collegamenti e circa 12,9 milioni di treni-chilometro); il secondo riguarderebbe principalmente l’asse adriatico e le tratte Napoli-Puglia (36 collegamenti per 8,5 milioni di treni-chilometro); il terzo, infine, si concentrerebbe su Ancona-Roma e i collegamenti della Dorsale (26 collegamenti per 4,9 milioni di treni-chilometro).

Il timore del dumping e la clausola contrattuale

A scatenare la reazione, più che la suddivisione geografica in sé, sono le possibili ricadute occupazionali che questa frammentazione potrebbe generare. Le organizzazioni sindacali, nelle loro controdeduzioni, sostengono che spacchettare il servizio – con l’obiettivo dichiarato da palazzo Porta Pia di stimolare la concorrenza per alzare la qualità – non è affatto una scelta neutra. Anzi, è percepita come un rischio concreto di compromettere un’infrastruttura che definiscono "essenziale per la coesione territoriale", in particolare su quelle tratte che l’alta velocità non raggiunge.

Il nodo centrale, in questo braccio di ferro che si preannuncia lungo, rimane quello della tutela delle condizioni di chi lavora o lavorerà su quei treni. Se la gara finisse per essere aggiudicata a più soggetti, avvertono i sindacati, potrebbe accentuarsi il fenomeno del "dumping contrattuale". Un timore, questo, suffragato da precedenti recenti nel settore merci e in alcuni segmenti del trasporto passeggeri, dove l’ingresso di nuovi operatori a braccio – secondo le sigle – ha talvolta portato a una compressioni dei diritti.

Di qui la richiesta, ribadita con forza nella nota del 5 maggio, di rendere cogente e obbligatoria l’applicazione del Contratto Collettivo Nazionale Mobilità–Attività Ferroviarie per tutta la filiera, a prescindere da chi si aggiudicherà i lotti. Senza una clausola sociale vincolante – che garantisca la continuità occupazionale e il mantenimento dei livelli retributivi – la diffidenza nei confronti dell’intera operazione resta altissima.

Tempi stretti e mobilitazione imminente

La tempistica, va detto, non gioca a favore di una mediazione tranquilla. La relazione, che rappresenta solo l’atto di apertura di una procedura complessa, è stata trasmessa all’Autorità di regolazione dei trasporti proprio per ottenere quel parere necessario a procedere. Tuttavia, per i lavoratori del settore, l’assenza di un confronto preventivo è stata vissuta quasi come una scelta di campo.

Non è un caso che nel testo della nota inviata al Ministero sia comparsa una frase che sa di ultimatum. I rappresentanti dei lavoratori hanno specificato che in assenza delle modifiche richieste – ovvero se la stabilità del "lotto unico" non dovesse prevalere sulla tripartizione – "saranno messe in campo, nei prossimi giorni, tutte le iniziative necessarie, incluse manifestazioni pubbliche". Un avvertimento che non suona come una semplice minaccia retorica, ma come la preannuncia di una mobilitazione fisica per tutelare quella che definiscono "l'integrità del sistema ferroviario nazionale".

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.