Il ministro Giuli e i “licenziamenti” alla Cultura: per Verini è una guerra di potere dentro la destra

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La polveriera scoppiata al ministero della Cultura, con la rimozione dei vertici dello staff voluta dal ministro Alessandro Giuli, non sarebbe un semplice rimpasto di fiduciari. A sostenerlo, con la consueta nettezza, è il senatore dem Walter Verini, secondo il quale questi “licenziamenti” – così li ha definiti durante un intervento a Start su Sky TG24 – si inquadrerebbero in una vera e propria lotta per il potere. Non un normale avvicendamento, insomma, bensì una schermaglia interna che avrebbe come epicentro Fratelli d’Italia, ma che si estenderebbe all’intera coalizione di governo.

Il repulisti e il nome che pesa: Merlino, l’uomo di Fazzolari

Il piano, a dirla tutta, era inclinato da tempo. Anzi, chi frequenta i protagonisti della vicenda giura che non sia mai stato davvero stabile. Il gesto con cui Giuli ha decapitato i vertici del proprio staff, però, ha assunto i contorni di una scossa tellurica per un dettaglio non secondario: tra i revocati figura Emanuele Merlino, ex capo della segreteria tecnica del Mic. Costui è considerato un fedelissimo – di quelli di strettissima osservanza – del plenipotenziario di FdI Giovanbattista Fazzolari. Ecco il nodo. Accanto a Merlino, finisce nel mirino anche Elena Proietti, che guidava la segreteria personale del ministro. Due colpi, uno dei quali centra in pieno l’entourage del potente sottosegretario.

La domanda retorica di Giuli e l’ira a Palazzo Chigi

L’aria, negli stessi giorni, si fa irrespirabile a Palazzo Chigi. Il ministro della Cultura, probabilmente consapevole del gesto clamoroso, si lascia scappare una considerazione privata: «Ma se Meloni ha potuto far dimettere Santanchè e Delmastro, perché io non posso mandare via due membri del mio staff?». Una frase che suona come un atto di autonomia, se non come una sfida. E che fotografa lo stato d’animo di un governo in cui le barriere fiduciarie contano più delle deleghe formali. Fazzolari, dal canto suo, si ritrova a incassare uno smacco a cui non è abituato: perdere Merlino significa vedere allontanato un uomo chiave del suo apparato. E il clima, a Palazzo Chigi, diventa furente.

La visita a Palazzo Chigi dopo i decreti di revoca

Proprio in quello scenario incandescente, Giuli si è presentato a Palazzo Chigi, intorno alle 15.15, pochi minuti prima dell’arrivo della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Un incontro che dura circa un’ora, e che arriva a valle dei decreti di revoca firmati dal ministro. La tempistica non è certo casuale: Giuli aveva appena sostituito i vertici del suo staff, e il faccia a faccia con Meloni assume i toni di un chiarimento – o forse di un’esposizione di ragioni – in un esecutivo in cui ogni mossa è scrutata come una possibile faglia. Il ministro, dopo la bufera, cerca un’ancora a Palazzo Chigi. E trova, presumibilmente, una presidente che non può ignorare lo squilibrio provocato nella compagine di destra.

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