Matteo Bassetti lancia l’allarme sifilide: aumento impressionante dei contagi tra i giovanissimi, anche tra i 15enni

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Non è una malattia sepolta nei libri di storia, una di quelle che si credeva debellate e che invece, approfittando di un certo senso di falsa sicurezza, torna a bussare prepotentemente alla porta della salute pubblica. A lanciare l’allarme, con il consueto stile diretto che lo caratterizza, è Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova. L’infettivologo, attraverso un reel pubblicato sul suo profilo Instagram, ha voluto mettere in guardia sulla recrudescenza della sifilide, un’infezione che, a livello globale, sta registrando numeri in costante ascesa e che, particolare ancor più preoccupante, sta colpendo con impressionante frequenza i giovanissimi. Non si tratta di un fenomeno circoscritto a un’area remota del pianeta, spiega Bassetti, sebbene l’attenzione in questo momento sia catalizzata da quanto sta accadendo in Sud America, in Perù per la precisione; il problema è drammaticamente vicino e riguarda l’Italia in modo diretto, con un’impennata di casi diagnosticati in una fascia d’età che non si vorrebbe mai vedere coinvolta, quella dei quindicenni, sedicenni e diciassettenni.

La recrudescenza di un’infezione silenziosa e i suoi rischi

La sifilide, causata dal batterio Treponema pallidum, è un’infezione che si trasmette quasi esclusivamente per via sessuale, compresi i rapporti orali e anali, e la sua pericolosità risiede anche nella subdola capacità di manifestarsi in modo subdolo. Il problema, come sottolinea l’infettivologo, non è tanto la malattia in sé quando tempestivamente diagnosticata e curata, perché in quella fase, con la terapia antibiotica appropriata, solitamente a base di penicillina, non crea particolari conseguenze. Il vero nodo, e qui risiede il motivo della sua preoccupazione, è l’individuazione tardiva: se non identificata per tempo, attraverso specifici test sierologici che diventano positivi non prima di un mese dal contagio, o con esami diretti sulle lesioni, la sifilide può riservare brutte sorprese e provocare danni seri. Non va dimenticato che, se trascurata, l’infezione entra in una fase latente per poi manifestarsi, anche a distanza di anni, con complicanze neurologiche e cardiovascolari talvolta irreversibili, un retaggio del passato che la comunità medica sperava di aver messo definitivamente alle spalle.

Le modalità di contagio e la necessità di una diagnosi precoce

La trasmissione del batterio avviene per contatto diretto con le lesioni tipiche della fase primaria, i cosiddetti sifilomi, che spesso si presentano come piccole ulcere indolori localizzate a livello genitale, anale o nel cavo orale. Proprio questa indolenza, come spiegano gli esperti, può trarre in inganno, portando a sottovalutare il problema o a confondere la lesione con una banale afide, ritardando così la consultazione medica e la conseguente diagnosi. I numeri, a livello nazionale, delineano un quadro in chiaroscuro che gli operatori sanitari osservano con crescente attenzione: a fronte di una sostanziale diminuzione di altre infezioni, come l’Hiv, si registra un’impennata delle malattie sessualmente trasmesse di origine batterica, e la sifilide, insieme a gonorrea e clamidia, è tra queste. Il fenomeno, per quanto generalizzato, assume contorni più netti proprio tra gli adolescenti e i giovani adulti, una fascia demografica in cui l’informazione e la percezione del rischio sembrano talvolta scontrarsi con comportamenti non sempre adeguati.

Il preservativo come barriera principale contro le infezioni

Di fronte a questo scenario, il messaggio che Bassetti affida ai social è di una chiarezza cristallina e si riassume in un concetto semplice ma fondamentale: il preservativo rimane lo strumento migliore per difendersi non solo dalla sifilide, ma dall’intero spettro delle infezioni a trasmissione sessuale. È un richiamo alla prevenzione che, nella sua essenzialità, suona come un monito soprattutto per i più giovani, spesso protagonisti di rapporti occasionali in cui la protezione viene talvolta trascurata, vuoi per leggerezza, vuoi per una scarsa educazione sessuale che in Italia continua a rappresentare un vuoto culturale da colmare. L’uso costante e corretto del profilattico, durante qualsiasi tipo di rapporto, costituisce infatti l’unica barera efficace in grado di intercettare il contagio prima ancora che si verifichi, un presidio di salute pubblica la cui importanza, a fronte dei numeri in crescita, non può essere sottovalutata né dalle istituzioni né dai singoli individui.

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