Morozzo e l'arte del pane: il forno Comino trionfa in televisione
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Quando la maestria artigiana incontra i riflettori della televisione, il risultato è uno spettacolo che sa di farina e lievito madre. È successo nella serata di venerdì 9 gennaio, quando Real Time, sul canale 31, ha trasmesso una nuova puntata de “Il Forno delle Meraviglie”, condotto da Fulvio Marino, che ha scelto di ambientare tra i profumi e le sapienze della provincia di Cuneo la sua sfida a tre. Un format che, più che una semplice gara, si propone come un racconto per immagini e gesti, dove ogni impasto diventa narrazione di un luogo, di una memoria familiare, di una ricerca che dal passato sa guardare al futuro. In quel palcoscenico, accanto ad altre due realtà consolidate come la Panetteria Ribotta di Barge e L’albero del pane di Cuneo, ha brillato l’operato della Panetteria Pasticceria Comino di Morozzo, la quale, al termine della prova, si è aggiudicata il Titolo di puntata.
Una sfida che profuma di tradizione cuneese
La competizione, che si dipana attraverso prove tecniche e creative senza mai perdere di vista il rispetto per la materia prima, ha visto i forni contendersi il primato misurandosi con i classici della zona. Si è trattato, dunque, di una vera e propria disfida all’insegna dei prodotti simbolo di quell’angolo di Piemonte, dai grissini – in particolare la variante “rubatà” – alle morbide “micche”, le tipiche pagnotte dalla crosta sottile e dalla mollica alveolata. Non potevano mancare, in un contesto che unisce panificazione e pasticceria, i celebri “baci di dama”, i biscottini farciti con cioccolato o crema che rappresentano un’eccellenza dolciaria del cuneese. In questo mosaico di sapori, la famiglia Comino ha potuto dimostrare la propria perizia, costruita in anni di attività, gesto dopo gesto, lievitazione dopo lievitazione.
Il valore di un riconoscimento nazionale
Vincere una trasmissione del genere, che gode di un palinsesto nazionale e di una certa notorietà, non significa semplicemente ottenere un trofeo effimero. Rappresenta, piuttosto, la consacrazione pubblica di un lavoro quotidiano, spesso svolto all’alba e tra le mura di un laboratorio, lontano dai riflettori. È il riconoscimento di un’identità territoriale che, attraverso il pane, si fa storia e cultura materiale, capace di resistere alle logiche della grande distribuzione e di affermare il valore dell’unicità. Un’emozione, quella provata dai titolari del forno di Morozzo, che travalica i confini dell’esercizio commerciale per toccare l’orgoglio di una intera area, spesso custode silenziosa di tesori gastronomici di inestimabile valore.
Panificazione, tra cronaca e inchiesta
L’attenzione mediatica per il mondo dell’arte bianca, peraltro, non si limita alle celebrazioni televisive. Accade talvolta che le inchieste della magistratura, specialmente quelle su appalti pubblici per la fornitura di prodotti da forno a mense scolastiche o ospedaliere, finiscano per illuminare, seppur di luce diversa e più crudele, un settore vitalissimo per l’economia locale. Senza scendere in dettagli che non competono a questo racconto, è noto come i procedimenti giudiziari abbiano più volte portato alla ribalta dinamiche legate alla concorrenza e alla trasparenza negli affidamenti, dimostrando come anche un ambito apparentemente legato alla sola tradizione possa talvolta incrociare percorsi più complessi. Resta il fatto che, al di là di queste ombre, il lavoro limpido degli artigiani onesti continua a essere il vero motore di un comparto che fa dell’Italia un punto di riferimento globale.




