Preoccupazione alla corte norvegese: la principessa Mette-Marit peggiora, Haakon rientra e Ingrid lascia l’Australia
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Redazione Esteri
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C’è un alone di profonda apprensione che avvolge la monarchia scandinava in queste ore, un’apprensione che non ha nulla a che vedere con i rituali di palazzo o con le mere questioni di protocollo. La causa, ahimè, è ben più radicata e drammatica: le condizioni di salute della principessa ereditaria Mette-Marit, 52 anni, affetta da una forma cronica e degenerativa di fibrosi polmonare, sono precipitate in maniera tale da innescare una reazione a catena all’interno della famiglia reale norvegese.
A fare scattare l’allarme, come spesso accade in questi casi, non sono state tanto le dichiarazioni ufficiali – sempre misurate e parsimoniose – quanto piuttosto i fatti concreti: la drastica riorganizzazione delle agende di chi, per dovere istituzionale, di solito non può permettersi di modificare i propri impegni.
Il segnale più eclatante, quello che ha trasformato la preoccupazione in un vero e proprio campanello d’allarme per i sudditi, è arrivato dalla decisione del principe ereditario Haakon.
L’erede al trono, che si trovava in Giappone per un viaggio ufficiale iniziato il 1° giugno, ha infatti deciso di tagliare corto la missione diplomatica. Il programma, come confermato da fonti di corte, prevedeva una durata di quattro giorni (dal primo al quattro giugno), ma Haakon farà rientro in patria già il tre giugno, cancellando la tappa prevista nella città portuale di Hachinohe.
«È importante tornare a casa e stare con Mette», ha dichiarato il principe nel corso di una conferenza stampa tenuta sul suolo nipponico, parole che, nella loro semplicità, hanno gelato il sangue dei cronisti presenti, perché lasciano intendere una gravità che la comunicazione ufficiale cerca ancora di arginare.
La scelta di Ingrid Alexandra tra Sydney e Oslo
Tuttavia, a destare ancora più sgomento – se possibile – è stata la mossa della figlia maggiore, la principessa Ingrid Alexandra. La giovane, seconda in linea di successione dopo il padre, aveva da poco intrapreso un soggiorno di studi in Australia, frequentando un corso in Scienze Sociali all’Università di Sydney, con l’obiettivo di specializzarsi in Relazioni Internazionali ed Economia Politica. Un’esperienza formativa cruciale per la sua crescita, una sorta di “respiro” lontano dagli occhi vigili della corte.
Eppure, nemmeno questo progetto ha retto di fronte al peggioramento della madre. È stato lo stesso Haakon a rivelare ai giornalisti che la figlia sta facendo le valigie per rientrare immediatamente a Oslo. «Vuole tornare a casa presto, e questo è legato alla nostra situazione familiare; vuole stare con la madre», ha spiegato il principe, sottolineando come in questo momento la priorità assoluta sia la coesione del nucleo familiare.
La determinazione della ventiduenne principessa, che ha scelto di interrompere una fase tanto importante della sua formazione pur di assistere Mette-Marit, racconta meglio di qualsiasi rapporto medico la fase acuta della malattia della futura regina consorte.
La fibrosi polmonare e l’ombra del trapianto
Per comprendere la gravità della situazione, occorre fare un passo indietro e ricordare la natura del male che affligge Mette-Marit dal 2018. La fibrosi polmonare, di cui lei stessa ha parlato con rara trasparenza negli anni scorsi, è una patologia cronica che provoca una progressiva cicatrizzazione del tessuto polmonare.
Nelle sue ultime apparizioni pubbliche, in particolare durante la Festa Nazionale del 17 maggio, la principessa era apparsa visibilmente affaticata; le immagini che la ritraevano al balcone della residenza reale di Skaugum con le cannule nasali per l’ossigeno avevano già allarmato l’opinione pubblica, ma la speranza era che si trattasse di una precauzione temporanea. Purtroppo, l’evoluzione della malattia si è rivelata più rapida del previsto.
Già nei mesi scorsi, i medici dell’Oslo University Hospital avevano aperto ufficialmente la procedura di valutazione per un possibile trapianto di polmone, una prospettiva che lo stesso principe Haakon ha recentemente definito «una decisione che spetta esclusivamente ai medici». Questa combinazione di fattori – la fretta del rientro di Haakon, l’abbandono degli studi da parte di Ingrid – lascia intendere che la finestra per un intervento salvavita potrebbe essere ormai imminente.
La tenuta della monarchia nell’emergenza
Non si può ignorare, in questo quadro già complesso, il contesto giudiziario che grava sulla famiglia reale come un macigno. La situazione di Mette-Marit si intreccia inevitabilmente con le vicende del figlio maggiore Marius Borg Høiby (nato da una relazione precedente al matrimonio con Haakon), che si trova attualmente in attesa della sentenza dopo essere stato accusato di molteplici reati. Un peso che la principessa, nonostante la fragilità fisica, ha dovuto portare sulle spalle anche nei mesi scorsi.
In questo scenario, l’immagine del principe Haakon che abbandona una missione diplomatica in Giappone – solitamente un appuntamento cruciale per i rapporti bilaterali e la continuità dinastica – per correre al capezzale della moglie, unita al ritorno della figlia Ingrid dall’Australia, rappresenta un’iniezione di sostanza umana in una monarchia che cerca di bilanciare il rigore delle istituzioni con le inevitabili fragilità della carne.
La corte, dal canto suo, si è limitata a confermare i cambi di programma con un laconico comunicato, lasciando che fossero i gesti – molto più delle parole – a raccontare la drammaticità di questo momento storico per la Norvegia.




