Jennifer Lawrence: "Molti attori si offendono se non vuoi scopare con loro e poi ti puniscono"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   In un'intervista rilasciata al podcast Las Culturistas, Jennifer Lawrence ha scelto di affrontare, con la franchezza che spesso la contraddistingue, un tema delicato come quello delle dinamiche di potere e delle relazioni personali sui set cinematografici, svelando un retroscena non proprio edificante del mondo dello spettacolo. L'attrice, che ha recentemente lavorato con Robert Pattinson nel film "Die My Love" per la regia di Lynne Ramsay, ha infatti dichiarato, senza usare giri di parole, che molti colleghi maschi tendono a offendersi profondamente qualora un'avance di natura sessuale venga loro rifiutata, arrivando poi a mettere in atto, come conseguenza, delle ritorsioni professionali più o meno velate. Un meccanismo, questo, che descrive una realtà in cui il rifiuto intimo viene interpretato non come una scelta personale e legittima, bensì come un'offesa da sanare attraverso una forma di punizione che può minare il clima sul set o addirittura la carriera di chi ha osato dire di no.

La scelta di non avvalersi di un coordinatore per le scene intime

Proprio partendo da questa premessa, che delinea un ambiente lavorativo a volte insidioso, Lawrence ha spiegato le ragioni della sua scelta di non richiedere la presenza di un intimacy coordinator durante le riprese delle scene più audaci del suo ultimo film, un ruolo ormai sempre più comune nell'industria cinematografica per garantire il benessere degli interpreti. La decisione, ha tenuto a precisare, è stata resa possibile esclusivamente dalla professionalità e dal rispetto dimostrati dal suo partner di set, Robert Pattinson, il quale, ha affermato l'attrice con un'espressione diretta e colloquiale, "non è un pervertito". Questa fiducia reciproca, che ha creato uno spazio sicuro e privo di tensioni, ha reso superfluo qualsiasi intervento esterno di mediazione, permettendo di concentrarsi esclusivamente sul lavoro artistico.

Il rifiuto dei ritocchi in post-produzione

La schiettezza di Jennifer Lawrence non si è fermata alle sole relazioni con i colleghi, ma si è estesa anche al tema dell'immagine e degli standard di bellezza imposti, spesso in maniera irrealistica, dall'industria. L'attrice ha infatti raccontato di aver rifiutato con decisione la proposta, avanzata durante la fase di post-produzione, di ritoccare digitalmente la cellulite presente sul suo corpo, un episodio che lei stessa ha definito quasi come un insulto alla sua persona. Una presa di posizione netta contro quella cultura del perfezionismo estetico che, attraverso interventi di digital editing, tende a normalizzare corpi irreali e a cancellare quelle imperfezioni che sono invece del tutto naturali, mandando così un messaggio distorto al pubblico.

Un approccio anticonformista allo star system

Quello che emerge dal racconto dell'attrice è un approccio anticonformista e refrattario ai dettami dello star system, il quale spesso impone un linguaggio affettato e conciliante, dove ogni cosa deve essere definita "straordinaria" e ogni potenziale conflitto va smussato. Lawrence, al contrario, sceglie di esprimersi senza filtri, denunciando comportamenti inappropriati e rifiutando compromessi che ritiene lesivi della sua dignità professionale e personale. Le sue parole, che fanno luce su alcune ombre del settore, descrivono un'esperienza positiva, come quella con Pattinson, non come la regola ma piuttosto come un'eccezione che conferma una purtroppo diffusa problematicità di fondo.

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