Mattarella a Pontedera alla vigilia del primo maggio: «Quelle mille vite spezzate sono un tributo inaccettabile»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giovedì 30 aprile 2026, la città di Pontedera si prepara a ricevere il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una visita ufficiale che – come prevedibile in simili circostanze – impone misure straordinarie per la sicurezza e l’ordine pubblico. L’evento, di eccezionale rilevanza istituzionale, ha già determinato la firma di un’ordinanza (la numero 1, relativa al maggio che verrà) la quale modifica temporaneamente sosta e circolazione veicolare nelle aree interessate dal passaggio e dalla permanenza delle Autorità. Non si tratta di una semplice ricognizione cerimoniale, bensì di un passaggio denso di simboli, visto che il capo dello Stato ha scelto di anticipare proprio qui, in un luogo che definisce “iconico”, la celebrazione della festa dei lavoratori.

«Un tributo inaccettabile»: la piaga delle morti bianche

Sono oltre mille le vite spezzate ogni anno, tra incidenti sui luoghi di lavoro e quelli cosiddetti “in itinere”. Nel ricordarle – e nel farlo con la consueta sobrietà che contraddistingue il suo stile – Mattarella ha rivolto un pensiero alle famiglie delle vittime, parlando senza mezzi termini di un “tributo inaccettabile”. La lotta, ha aggiunto, deve coinvolgere tutti contro incurie, illegalità e imprudenze; sono le cronache, ha sottolineato, a intimarci che quanto si è fatto finora non basta per tutelare la salute di chi lavora. Imprenditori, lavoratori, istituzioni, l’intera società: nessuno può sentirsi escluso da questo richiamo.

Donne e giovani, le criticità diventano potenzialità

Nell’analisi del mercato del lavoro italiano, il presidente ha individuato due grandi capitoli ancora irrisolti, che però potrebbero trasformarsi in risorse decisive. Se si guarda ai “punti maggiormente critici”, ha spiegato, li si può intendere come potenzialità inespresse, come riserve a cui attingere per dare nuovo impulso all’economia e alla società. La prima di queste leve è il lavoro delle donne: l’occupazione femminile nel Paese è cresciuta negli ultimi anni, raggiungendo tassi che per noi – ha ricordato – costituiscono un primato. Un risultato, certo, ma anche un’indicazione di quanto ancora si possa fare. Parallelamente, il tema dei giovani rappresenta l’altra frontiera su cui concentrare energie e politiche attive.

Una festa della Repubblica che sul lavoro si fonda

«Domani, primo maggio, è la festa dei lavoratori di tutto il mondo. È una festa della Repubblica, che sul lavoro si fonda». Con queste parole Mattarella ha voluto ribadire il senso profondo della ricorrenza, anticipandone la celebrazione nello stabilimento pontederese. Un luogo – ha aggiunto – che ricorda il cammino dell’Italia, le sue fatiche e i suoi successi, quel dinamismo che ha fatto breccia nei mercati e nell’immaginario collettivo. E che sottolinea, infine, la tessitura della solidarietà e dei diritti, dentro la fabbrica e fuori di essa. Nessuna concessione alla retorica, ma una ricostruzione lucida di ciò che rende vivo il patto sociale: il lavoro come fondamento, non come slogan.

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