Mattarella a Pontedera: “Il dialogo sociale non si interrompe, le morti sul lavoro sono un tributo inaccettabile”
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Redazione Interno
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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scelto ancora una volta la fabbrica come luogo simbolico per celebrare il 1° maggio, e lo ha fatto a Pontedera, tra le linee della Piaggio dove da ottant’anni si costruisce la Vespa. “Il dialogo sociale non deve mai interrompersi”, ha detto il capo dello Stato, durante una visita che ha voluto unire idealmente la ricorrenza dei lavoratori – definita “una festa della Repubblica, che sul lavoro si fonda” – con la storia industriale del paese. Le fabbriche, ha aggiunto Mattarella riferendosi a quel lungo arco di tempo che coincide con la vita della Repubblica, “hanno offerto una lezione” fatta di inventiva e orgoglio operaio, e oggi quella stessa lezione si trova a fare i conti con la sfida epocale dell’intelligenza artificiale.
Il tributo quotidiano delle cronache
Due giorni fa, la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro aveva riproposto all’attenzione delle opinioni pubbliche una piaga che non accenna a sanarsi; ma il richiamo, come ha osservato il presidente, “in verità giunge dalle dolenti note di ogni giorno”. Le cronache, ha sottolineato, restituiscono pressoché quotidianamente notizie di lavoratrici e lavoratori che perdono la vita o rimangono infortunati nello svolgimento delle loro attività. Un tributo che Mattarella non ha esitato a definire “inaccettabile”, senza concedere nulla a retoriche consolatorie né a facili promesse: se ne parla sempre, eppure il numero di chi non fa ritorno a casa dopo il turno continua a rappresentare uno degli indici più crudi del fallimento collettivo in materia di prevenzione.
Il gap delle donne e dei giovani
Nel discorso di Pontedera, il presidente ha voluto dedicare un passaggio specifico ad almeno due criticità strutturali che frenano l’occupazione italiana. “La prima di queste leve su cui concentrarsi è il lavoro delle donne”, ha detto. L’occupazione femminile nel paese è certamente cresciuta negli ultimi anni, raggiungendo tassi che per noi costituiscono un primato; eppure, resta consistente il divario da colmare rispetto alla media europea. Non solo nei tassi di occupazione, ha precisato Mattarella, ma anche nella disparità che perdura nelle retribuzioni e nelle carriere: un complesso di interventi e attenzioni dovrà agire sui fattori strutturali, sui contesti territoriali, sulla qualità del lavoro e sui servizi che favoriscono la conciliazione con gli altri impegni di vita. Quello giovanile, ha lasciato intendere, non è un nodo meno intricato, sebbene siano proprio i più giovani a pagare il prezzo più alto dell’instabilità contrattuale.
Vespa, Repubblica e la sfida dell’intelligenza artificiale
L’incontro ideale tra ottant’anni di storia repubblicana e ottant’anni di Vespa si è consumato negli stabilimenti toscani, dove Mattarella ha visto da vicino una produzione che è divenuta icona della creatività nazionale. “Oggi siamo a confronto con la sfida dell’intelligenza artificiale”, ha dichiarato, senza enfasi apocalittiche né entusiasmi ingenui. Il lavoro, ha ribadito, deve avere una tutela effettiva dei diritti – “contro ogni illegalità” – e la democrazia non può prescindere da questa premessa. Nessuna celebrazione, dunque, poteva esaurirsi nella memoria: il futuro dell’occupazione, l’impatto degli algoritmi sulle mansioni e la tenuta della contrattazione restano i banchi di prova più immediati per un paese che, almeno nelle parole del capo dello Stato, non può permettersi di interrompere quel dialogo sociale nato nelle fabbriche del dopoguerra.




