Mattarella a Pontedera: «La Vespa simbolo della creatività italiana» e il monito sulle morti bianche
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Redazione Interno
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La scelta del palcoscenico, per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non è stata affatto casuale. Celebrante il primo maggio – che ha voluto ricordare essere «la festa dei lavoratori di tutto il mondo» e, per estensione, una festa della Repubblica «che sul lavoro si fonda» – il capo dello Stato ha deciso di portarsi negli stabilimenti Piaggio di Pontedera. È lì, tra le linee che da ottant’anni producono la Vespa, che ha voluto sottolineare un legame profondo: quello tra il miracolo produttivo italiano, spesso nato “all’ombra dei campanili” come amava ricordare lo storico dell’economia Carlo Cipolla, e la fatica concreta di chi quei beni li ha costruiti. Anticipare la celebrazione in un luogo così iconico, ha spiegato Mattarella, serve a rammentare il cammino del Paese, le sue difficoltà ma anche quel «dinamismo che ha fatto breccia nei mercati e nell’immaginario collettivo».
L’ottantesimo compleanno della due ruote e il parallelismo con la Repubblica
Quest’anno la Vespa – quel veicolo capace di motorizzare l’Italia durante il boom economico e di diventare, negli anni, un oggetto di culto esportato in ogni continente – spegne ottanta candeline. Lo stesso numero, ha fatto notare il presidente, che conta anche la Carta costituzionale e la vita istituzionale del Paese democratico. «Gli italiani sono abituati, fin dal Medio Evo, a produrre cose belle che piacciono al mondo», ha ribadito Mattarella, citando ancora Cipolla. E in quella frase, pronunciata davanti agli operai e ai dirigenti della Piaggio, c’è la sintesi di un’identità manifatturiera che non ha mai smesso di rinnovarsi. La Vespa, da questo punto di vista, non è solo un mezzo di trasporto; è diventata un emblema della creatività nostrana, una sorta di manifesto silenzioso di quella capacità di coniugare estetica e funzionalità che il mercato globale ha spesso invidiato all’Italia.
Il passaggio drammatico: «Morti sul lavoro, un tributo inaccettabile»
Se la prima parte dell’intervento è stata una celebrazione della dignità operaia e del genio produttivo, il presidente non ha però evitato di affrontare il nodo più scottante, quello che trasforma la festa in un lutto collettivo. «C’è una piaga che non accenna a sanarsi», ha detto Mattarella con tono fermo, riferendosi al stillicidio di notizie che ogni giorno raccontano di lavoratori i quali perdono la vita sulla propria scrivania o, più spesso, nei cantieri e nelle fabbriche. «Proseguono – ha aggiunto – le notizie di lavoratori che perdano la vita sul lavoro: la sicurezza sul lavoro resta un impegno che non consente rinunce o distinguo». Parole che a Pontedera hanno strappato applausi convinti, nonostante la durezza del messaggio. «Si tratta di un tributo inaccettabile», ha scandito, senza lasciare spazio a interpretazioni attenuate.
La piaga delle morti bianche e il richiamo al divario di genere
Il quadro tracciato dal capo dello Stato è impietoso e si basa sui fatti, non sulle opinioni. I numeri, anche se Mattarella li ha evocati senza elencarli uno a uno, parlano di centinaia di vittime ogni anno: un conto corrente del sangue che l’Italia paga per ritardi nelle ispezioni, per la precarietà o per una cultura della prevenzione ancora troppo debole. «La sicurezza sul lavoro – ha insistito – resta un impegno che non consente né rinunce né distinguo». E in questo stesso intervento, Mattarella ha agganciato un altro tema strutturale: quello del divario di genere. Colmare le differenze retributive e di trattamento tra uomini e donne, ha fatto intendere, è un passaggio obbligato per rendere davvero universale la protezione dei diritti. La fabbrica di Pontedera, storica eppure proiettata nel futuro, è parsa quasi il simbolo di una contraddizione irrisolta: da un lato la capacità di creare bellezza e ricchezza, dall’altro la persistenza di una “guerra bassa” che miete vittime ogni giorno, senza che lo scandalo diventi davvero rivoluzione.




