I funerali di papa Francesco, tra potenti e ultimi: la bara accolta dagli emarginati
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Redazione Interno
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Mentre i potenti della Terra, leader politici e reali, si preparano a lasciare Roma dopo i solenni funerali in piazza San Pietro, sarà la "famiglia" più umile di papa Francesco a accompagnarlo nell’ultimo viaggio verso Santa Maria Maggiore. Poveri, senza fissa dimora, detenuti, migranti e transgender, quelli che Jorge Mario Bergoglio ha sempre chiamato "le pecorelle smarrite", saranno infatti tra coloro che renderanno omaggio alla salma durante il corteo funebre. Una scelta che, pur nella sua semplicità, segna una svolta nella storia della Chiesa: mai prima d’ora, in epoca moderna, un pontefice è stato accompagnato alla sepoltura da chi, nella società, occupa l’ultimo posto.
Il percorso, lungo circa sei chilometri, ripercorrerà l’antica via Papalis, la stessa che nel Medioevo i papi attraversavano a cavallo dopo l’elezione per prendere possesso del Laterano. Ma questa volta, a sfilare non sarà un corteo trionfale, bensì un seguito discreto, in cui i riflettori non saranno puntati sui grandi nomi della politica internazionale, bensì su chi, di solito, rimane nell’ombra. "La prima volta nella storia", hanno commentato fonti vaticane, sottolineando come Francesco abbia voluto ribadire, persino nella morte, il legame con gli ultimi.
La tomba, già prista nella navata laterale di Santa Maria Maggiore, tra la Cappella Paolina e quella Sforza, è una struttura essenziale: marmo nero d’ardesia ligure, la stessa pietra dei suoi avi, con inciso soltanto il nome "FRANCISCUS" e la riproduzione della sua croce pettorale. "Non potevamo fare altrimenti, era sua volontà", ha spiegato Franca Garbarino, presidente del Distretto dell’ardesia, ricordando come Bergoglio avesse espresso il desiderio di riposare in quella basilica, a lui particolarmente cara.




