Tragedia nel Maceratese: aggredisce la madre e si getta in mare, trovato morto Riccardo Merkuri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è conclusa nel peggiore dei modi, dopo estenuanti ore di ricerche che hanno tenuto con il fiato sospeso l’intera provincia, la vicenda di Riccardo Merkuri, il ventenne di Pollenza scomparso nella serata del suo compleanno. Il suo Corpo senza vita è stato recuperato dai sommozzatori dei vigili del fuoco intorno a mezzogiorno di ieri, domenica 22 febbraio, nelle acque del porto di Civitanova Marche, a poca distanza dal molo Sud dove le telecamere di sorveglianza lo avevano immortalato mentre, dopo essersi gettato, riemergeva per poi compiere un secondo tuffo dal quale non era più riemerso -4-6. Il giovane operaio, che venerdì sera aveva spento venti candeline, era fuggito dalla sua abitazione dopo aver aggredito violentemente la madre, Albana Kastriot, una cinquantatreenne di origini albanesi molto conosciuta in zona per la sua attività di estetista -1-4.

La serata di festa in famiglia si era trasformata in un dramma in pochi, concitati istanti. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, supportata dalla testimonianza di una vicina che ha allertato i carabinieri dopo aver udito urla e lamenti, tra il ragazzo e la madre sarebbe sorto un violento alterco -1-7. Il padre di Riccardo, un piccolo imprenditore edile, e l’altro figlio della coppia non si trovavano in casa in quel frangente, e al culmine della lite il ventenne avrebbe perso il controllo, colpendo ripetutamente la donna con diversi pugni al volto -2-5. La violenza dell’aggressione è tale che la donna, trovata esanime e in una pozza di sangue sul pavimento del bagno dal marito rientrato poco dopo, riporta la frattura della mandibola e viene immediatamente trasportata all’ospedale di Macerata, dove i medici, per stabilizzarne le condizioni, dispongono il coma farmacologico -1-3-6.

Dopo il gesto folle, Riccardo Merkuri si era allontanato in preda al panico, o forse al rimorso, salendo a bordo della sua Mercedes Classe A e lasciando il telefono cellulare a casa, un dettaglio, questo del dispositivo abbandonato, che ha subito fatto pensare a un gesto estremo -4-8. È l’auto, parcheggiata in largo Donatori di sangue all’ingresso del porto di Civitanova, a mettere i carabinieri sulle tracce del fuggitivo. La successiva analisi dei filmati di sorveglianza dell’area portuale non lascia spazio a dubbi: le immagini mostrano il giovane introdursi nell’area del molo e, nei pressi di un grosso motopontone, gettarsi in acqua -1-10. Lo si vede riaffiorare una prima volta, risalire a fatica sulla banchina e poi, con determinazione, lanciarsi di nuovo qualche metro più in là, scomparendo nel buio del fondale -4-9. Una task force di sommozzatori giunti da Teramo, supportati da droni, motovedette della Guardia costiera e gommoni, ha scandagliato il bacino portuale per oltre trentotto ore, fino al tragico ritrovamento -1-7.

Il dramma di una famiglia e l’ombra di un raptus

La scoperta del cadavere, avvenuta a mezzogiorno di ieri proprio sotto il motopontone dove era stato visto tuffarsi, ha posto fine alle ricerche ma aperto un baratro di dolore in una famiglia stimata e ben integrata nel tessuto sociale di Pollenza, dove i Merkuri risiedono dagli anni Novanta -4-10. Il padre, che aveva partecipato angosciato alle ricerche, e il fratello maggiore si trovano ora a dover fronteggiare una doppia tragedia: la madre in ospedale in gravi condizioni e la morte del ventenne, per il quale non ci sono più dubbi sulla natura volontaria del gesto -4-8. I medici legali, con il dottor Antonio Tombolini presente sul posto durante il recupero della salma, provvederanno ora agli accertamenti autoptici necessari, mentre la salma, una volta espletate le formalità di rito, verrà restituita alla famiglia per i funerali -6-8.

La dinamica degli eventi, con la violenza inaudita scatenata durante una cena di compleanno e la successiva fuga verso il mare, lascia emergere l’ipotesi, su cui gli inquirenti lavorano senza però formulare giudizi, di un improvviso e devastante raptus. Il ragazzo, che non aveva mai dato segni di particolare squilibrio e che era conosciuto in paese anche per aver giocato a calcio nelle giovanili del Montemilone, potrebbe essere stato sopraffatto da un senso di colpa insostenibile dopo aver visto la madre esanime, forse nella convinzione di averla uccisa -4-6-9. Le cause scatenanti della lite, al centro degli accertamenti dei carabinieri coordinati dalla procura di Macerata, rimangono ancora da chiarire e verranno probabilmente approfondite anche attraverso l’esame del telefono cellulare del giovane, che è stato sequestrato e potrebbe contenere messaggi o elementi utili a ricostruire lo stato d’animo del ragazzo nelle ore precedenti la tragedia -5-7.

Il recupero e le indagini in corso

Le operazioni di recupero del, coordinate dall’autorità giudiziaria, sono state complesse a causa dell’ubicazione del cadavere, finito incastrato sotto la struttura galleggiante del motopontone. I sommozzatori del comando di Ancona hanno lavorato in condizioni di visibilità ridotta per riportare a riva l’esile corpo del ventenne, sotto lo sguardo attento delle forze dell’ordine che avevano presidiato l’area per tutta la durata delle ricerche -1-6. La salma, una volta composto il cadavere, è stata trasferita all’obitorio in attesa dell’autopsia disposta dal magistrato di turno, un atto dovuto che potrà fornire risposte certe sulla dinamica della morte, sebbene le immagini delle telecamere lascino pochi margini all’interpretazione -8-9.

Nel frattanto, la madre di Riccardo, Albana Kastriot, rimane ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Macerata. I sanitari che la hanno in cura, pur mantenendo la prognosi riservata, hanno fatto sapere che la donna, seppur ancora in coma farmacologico indotto per permetterle di superare lo shock traumatico, non sarebbe in pericolo di vita -3-5. Una flebile notizia positiva in un quadro altrimenti desolante, che lascia presagire un percorso di recupero fisico, ma che nulla può contro il peso psicologico della consapevolezza che la attende al suo risveglio. La comunità di Pollenza, scossa e incredula di fronte a una vicenda che ha dell'incredibile, si stringe attorno al padre e al fratello superstiti, mentre il nome di Riccardo Merkuri si aggiunge tristemente a quello di altri giovani la cui esistenza si è interrotta in un vortice di violenza e disperazione -4-10.

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