Torino, aggredisce la madre con una pistola sparachiodi: la chiama al 112 dopo la lite
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Redazione Interno
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Nella profonda quiete notturna di Caselle Torinese, intorno alle tre, il suono stridulo di una telefonata al numero di emergenza ha squarciato il silenzio, rivelando un dramma familiare consumatosi tra le mura domestiche. A comporre la chiamata al 112 è stato un uomo di quarant'anni, lo stesso che, stando alle primissime ricostruzioni dei carabinieri, pochi istanti prima aveva aggredito la madre sessantacinquenne utilizzando un'arma inusuale e letale: una pistola sparachiodi, di quelle impiegate per l'abbattimento degli animali nei macelli. L'episodio, che ha dell'agghiacciante, è scaturito al culmine di una lite, una di quelle che, purtroppo, in alcuni nuclei familiari covano a lungo per poi esplodere in una violenza cieca e insensata. L'uomo ha puntato l'attrezzo contro la donna e ha fatto fuoco, colpendola più volte alla testa in quello che le forze dell'ordine inquadrano, senza esitazione, come un tentato omicidio.
Il soccorso immediato e il ricovero in codice rosso
Gli operatori del 118, allertati, sono intervenuti con massima celerità nella casa teatro della tragedia, trovando la donna in condizioni disperate. I sanitari, constatata la gravità delle ferite riportate al capo, hanno dovuto praticare le manovre di rianimazione già sul posto, per poi proseguirle durante il trasporto in ambulanza verso l'ospedale Giovanni Bosco di Torino. La sessantacinquenne è stata ricoverata in codice rosso, con un grave trauma cranico, e le sue condizioni sono state subito giudicate critiche dai medici, che l'hanno dichiarata in fin di vita. Poche, dunque, le speranze per lei, mentre il figlio, dopo quella chiamata che suona come un macabro contrappasso tra il gesto efferato e la richiesta d'aiuto, veniva raggiunto e bloccato dai militari dell'Arma.
Le indagini dei carabinieri e l'iter giudiziario
I carabinieri della stazione di Caselle, giunti sul luogo, hanno immediatamente preso in custodia il quarantenne, conducendolo in caserma per le formalità di rito e l'interrogatorio. La procedura avviata, come anticipato, è quella per tentato omicidio, un'accusa grave che riflette la pericolosità del mezzo utilizzato e l'intenzionalità dell'atto. Gli investigatori stanno ora cercando di ricostruire l'esatta dinamica della vicenda, ascoltando il fermato e vagliando ogni elemento utile a comprendere le cause della lite e il contesto familiare, spesso decisivo in simili tragedie annunciate. L'arma del reato, la pistola sparachiodi, è stata sequestrata e sarà sottoposta alle perizie del caso.
Il quadro di una tragedia domestica
Quello che emerge, al di là dei tecnicismi giudiziari, è il profilo di una tragedia tutta domestica, dove gli affetti più stretti si trasformano in un pericolo mortale. L'utilizzo di uno strumento professionale, destinato a un uso completamente diverso, accentua la carica di aberrazione dell'accaduto, lasciando intendere una premeditazione, o quantomeno una facilità di accesso a mezzi pericolosi. La quiete del territorio torinese, dunque, viene ancora una volta turbata da un fatto di sangue che scuote per la sua efferatezza e per il legame tra carnefice e vittima, un legame che, in teoria, dovrebbe essere il più solido e protettivo in assoluto. Mentre la donna lotta tra la vita e la morte, la macchina della giustizia ha iniziato il suo corso.




