Il biologo italiano Alessandro Coatti ucciso in Colombia, il corpo fatto a pezzi e nascosto in una valigia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Alessandro Coatti, biologo molecolare e cellulare di 42 anni originario di Alfonsine, nel Ravennate, è stato trovato morto in circostanze agghiaccianti a Santa Marta, città colombiana affacciata sul Mar dei Caraibi. Il suo corpo, smembrato, era stato occultato all’interno di una valigia abbandonata in un’area boschiva, come confermato dalle autorità locali. La scoperta, avvenuta nei giorni scorsi, ha gettato nello sgomento quanti lo conoscevano, descrivendolo come una persona "calorosa e intelligente", la cui assenza lascerà un vuoto profondo.
Coatti, formatosi al Liceo scientifico di Argenta e poi laureato alla Scuola Normale di Pisa, aveva maturato esperienze professionali di rilievo, tra cui un periodo presso la Royal Society of Biology nel Regno Unito. Da gennaio si trovava in Sudamerica per un viaggio turistico, durante il quale aveva già visitato Perù, Bolivia ed Ecuador, spinto dalla passione per la biodiversità. Arrivato a Santa Marta il 3 aprile, alloggiava in un ostello del centro storico e, secondo quanto ricostruito, aveva espresso l’intenzione di recarsi a Minca, località montuosa nota per la ricchezza della sua flora e fauna. Proprio da quel momento, però, si erano interrotte ogni sua traccia.
Le indagini, coordinate dalle forze dell’ordine colombiane, sono state avviate con immediatezza. Il presidente Gustavo Petro ha assicurato il massimo impegno per chiarire le dinamiche del delitto, annunciando anche una ricompensa di cinquanta milioni di pesos (circa 11.500 euro) per chi fornirà informazioni utili. Sebbene i dettagli sull’omicidio restino ancora da definire, la brutalità del gesto ha suscitato sconcerto, alimentando interrogativi sulle circostanze che hanno portato alla morte del ricercatore.




