Alluvioni in Asia, il Wwf: "catastrofi climatiche sempre più devastanti"
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Redazione Esteri
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Il bilancio, che continua a salire in modo drammatico, non lascia spazio a interpretazioni: le alluvioni, accompagnate da inondazioni e frane, hanno messo in ginocchio intere regioni di Indonesia, Sri Lanka e Thailandia, superando ormai il tragico conteggio di milleduecento vittime. Oltre a quelle che hanno perso la vita – si contano, per esempio, quattrocentodieci morti accertati solo nello Sri Lanka, con trecentotrentasei persone ancora date per disperse – milioni di individui devono fare i conti con territori completamente sommersi, una ricerca disperata di cibo e acqua, e la paralisi totale dei servizi di prima necessità, il cui costo, per chi riesce a trovarli, è schizzato alle stelle. Una catastrofe senza limiti, come l’ha definita qualcuno, che ha spazzato via intere comunità e lasciato un segno indelebile sul Sud-Est asiatico.
Il nesso indissolubile con la crisi climatica
Se la portata dell’evento è straordinaria, le sue cause affondano le radici in dinamiche purtroppo note. Il Wwf, nel ribadire come “gli eventi climatici estremi siano ogni giorno sempre più intensi e devastanti”, ha sottolineato come ci si trovi davanti a vere e proprie catastrofi il cui impatto risulta amplificato da un territorio già profondamente fragile. Un’analisi che trova conferma nei dati scientifici: secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, diverse aree hanno registrato precipitazioni eccezionali, le più intense degli ultimi tredici anni, con picchi fino a un metro di pioggia in più rispetto alla media storica del mese di novembre. Questo eccesso, favorito dal riscaldamento globale che intensifica gli effetti di monsoni e cicloni tropicali, ha trasformato piogge intense in inondazioni apocalittiche.
Il fattore deforestazione: un moltiplicatore del rischio
A rendere ancor più vulnerabile il suolo di fronte a simili volumi d’acqua, concorre un altro elemento cruciale, ovvero la gestione insostenibile del patrimonio forestale. La deforestazione, insieme a pratiche di gestione forestale scorrette, ha infatti privato vaste aree del loro naturale sistema di assorbimento e rallentamento delle acque. L’immagine, divenuta tristemente simbolica, dell’uomo aggrappato a un albero per salvarsi dalla corrente impetuosa racconta, in modo paradossale, proprio questa perdita: dove le foreste scompaiono, il terreno, indebolito e incapace di trattenere l’acqua, cede molto più facilmente, trasformando i corsi d’acqua in fiumi in piena che travolgono tutto. È in questo contesto che il bilancio più grave si registra in Indonesia, dove si contano settecentododici morti accertati, circa cinquecento dispersi e oltre un milione e duecentomila sfollati, concentrati in particolare nelle province di Aceh e Sumatra.
Una crisi umanitaria di lunga durata
Oltre all’emergenza immediata del salvataggio e del primo soccorso, la regione si trova ad affrontare una crisi umanitaria destinata a durare a lungo. La distruzione di infrastrutture, coltivazioni e fonti di sostentamento minaccia la sicurezza alimentare di milioni di persone in Paesi già gravati da disuguaglianze. La difficoltà nel reperire cibo, la cui scarsità ne fa lievitare il prezzo, e la contaminazione delle fonti idriche pongono sfide enormi, che vanno ben oltre la fase acuta del disastro. Senza un ripensamento delle politiche ambientali e climatiche, avverte il Wwf, queste catastrofi, che “impattano totalmente sulle vite delle persone”, rischiano di diventare non più un’eccezione, ma una tragica normalità per il Sud-Est Asiatico.




