Un serpente gigante nelle acque dell'alluvione thailandese, simbolo di un clima impazzito

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le acque torbide e impetuose, che hanno invaso le strade e le case nel sud della Thailandia negli ultimi giorni di novembre 2025, hanno portato con sé un inquietante spettacolo della natura, filmato e fatto rapidamente circolare in rete: un enorme serpente, costretto ad abbandonare il suo habitat, nuota con potenti movimenti sinuosi tra la corrente, diventando l'immagine più emblematica, e per certi versi apocalittica, di quelle inondazioni. Quel rettile, la cui presenza ha suscitato timore e stupore, è solo uno degli aspetti, sebbene fra i più impressionanti, di una catastrofe climatica che ha travolto l'intera regione, facendo salire il livello delle acque a oltre due metri e mezzo in alcune zone e causando, secondo quanto riferito dalle autorità locali a Reuters, almeno trentatré vittime oltre a centinaia di evacuati.

Il bilancio drammatico di una tempesta senza confini

La tempesta, che non ha risparmiato i paesi vicini, ha infatti scaricato la sua furia anche sullo Sri Lanka e sull'Indonesia, costruendo un mosaico di distruzione i cui numeri, ancora provvisori, parlano di centinaia di perdite umane. Nel solo Sri Lanka, le piogge torrenziali della settimana precedente hanno innescato inondazioni improvvise e frane letali, che hanno ucciso almeno quattrocentodieci persone, obbligando le forze armate nazionali, coordinate con quelle indiane e pakistane, a impegnarsi in massicce operazioni di soccorso per evacuare i residenti rimasti bloccati e per consegnare viveri e aiuti di prima necessità in aree ormai isolate.

L'Indonesia e il peso insostenibile della deforestazione

La situazione più grave, sotto il profilo dei numeri, si registra però in Indonesia, dove il bilancio – ancora tragicamente provvisorio – conferma settecentododici morti, circa cinquecento dispersi e oltre un milione e duecentomila sfollati, concentrati soprattutto nelle province di Aceh e di Sumatra. Qui, l'immagine di un uomo aggrappato disperatamente a un albero per sfuggire alla corrente impetuosa è diventata il simbolo di una devastazione che non può essere attribuita esclusivamente alla forza delle piogge. Organizzazioni internazionali come il WWF sottolineano con forza come il territorio del Sud-Est Asiatico, già indebolito da decenni di deforestazione e da una gestione forestale insostenibile, abbia perso la sua naturale capacità di assorbire e mitigare gli eventi meteorologici estremi, trasformando le alluvioni in catastrofi di portata epocale.

Catastrofi non più naturali

Il monito degli esperti è chiaro e si allinea a quanto affermato dal WWF, il quale parla di "catastrofi climatiche sempre più devastanti" e di eventi estremi che, di giorno in giorno, aumentano d'intensità impattando in modo totale sulle vite delle persone. Quella che si è consumata in quelle regioni, insomma, non è una semplice fatalità naturale ma il risultato di una combinazione pericolosa tra i fenomeni climatici estremi e la vulnerabilità di un ambiente profondamente alterato dall'intervento umano, dove la mancanza di copertura vegetale ha lasciato campo libero alla furia dell'acqua, accentuandone il potere distruttivo e le conseguenze, purtroppo, spesso mortali.

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