Elicottero precipitato sull'Appennino, l'ultimo messaggio: "Abbiamo un'avaria"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La proverbiale quiete di Parchiule, l'ultima frazione di Borgo Pace ai piedi dell'Appennino, è stata lacerata ieri dal suono delle sirene, che hanno trasformato quel gruppetto di case in un campo base per i soccorsi. Sulla strada principale, un allineamento insolito di mezzi dei Carabinieri, dei Vigili del Fuoco e del Soccorso Alpino e Speleologico segnala la gravità dell'incidente, un evento che ha immediatamente richiamato forze da entrambi i versanti, marchigiano e toscano, per una ricerca complessa in un territorio notoriamente impervio. L'allarme, che ha dato il via alle operazioni, era scattato nel primo pomeriggio quando l'elicottero, un Agusta Westland 109 partito da Venezia e diretto all'aviosuperficie di Castiglion Fiorentino, ha interrotto bruscamente ogni comunicazione con la torre di controllo, svanendo dai radar mentre affrontava il crinale che divide Badia Tedalda dal pesarese.

L'ultimo segnale prima del silenzio

Prima che il collegamento radio si interrompesse per sempre, è arrivato un messaggio su Whatsapp, un frammento di comunicazione che costituisce l'ultima, drammatica traccia del volo: “Abbiamo un’avaria”. Queste poche parole, inviate da uno dei due uomini a bordo, hanno preceduto di poco la perdita dei contatti, avvenuta intorno alle 14:45, dipingendo un quadro di un'emergenza improvvisa sopra le cime avvolte dalla fitta nebbia. Il velivolo, che non è mai giunto a destinazione, avrebbe perso il controllo poco dopo le 15:30, secondo le ricostruzioni preliminari, proprio mentre cercava di orientarsi in condizioni meteorologiche che riducono drasticamente la visibilità, un fattore spesso determinante in queste vallate.

La difficile ricerca nella zona boschiva

Le squadre di soccorso, coordinate dai comandi provinciali, stanno setacciando meticolosamente una vasta area boschiva, un'operazione resa ancor più difficile dalla conformazione del terreno e dalla vegetazione fitta, che costringe i soccorritori a muoversi a piedi e a richiedere l'ausilio di personale specializzato. Persino i carbonai, che ben conoscono quelle zone, sono stati coinvolti per individuare con maggiore precisione il punto d'impatto, un dato cruciale per restringere il perimetro delle ricerche e raggiungere il prima possibile il relitto dell'Agusta Westland 109. I soccorritori, dunque, procedono a ritmo serrato, consci del fatto che ogni minuto sia prezioso, mentre l'attenzione rimane focalizzata sul ritrovamento dei due imprenditori, dei quali non si hanno notizie dal momento della scomparsa.

Le identità dei dispersi

A bordo del velivolo, come confermato dalle autorità, vi erano Mario Paglicci, imprenditore orafo aretino di 77 anni, e Fulvio Casini, 67enne di Sinalunga. I due, legati da amicizia e da affari, stavano compiendo un volo di routine, una tratta che da Venezia li avrebbe dovuti condurre a Sansepolcro, un tragitto che conoscevano bene e che solitamente non presenta criticità particolari. La loro assenza, unita al silenzio dell'apparecchio, ha generato un'ondata di apprensione, mentre le famiglie attendono notizie in un'atmosfera di sospensione, con lo sguardo rivolto verso quelle montagne che, in poche ore, sono passate dall'essere uno sfondo paesaggistico a un enigma da risolvere.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.